venerdì 30 settembre 2011

VI presento gli Appennini.....lunari!

Nella regione nord della Luna, in prossimità del primo e dell'ultimo quarto, è distintamente visibile con piccoli telescopi una grande catena montuosa, denominata, a dire il vero con ben poca fantasia, Appennini.
Questa è la catena montuosa più imponente della Luna, con un'estensione di circa 600 km (poco meno degli Appennini terrestri) ma con vette molto più alte, mediamente sui 4000 metri.
Tra queste punte spicca il monte Huygens, che con i suoi 5500 m è la montagna più alta della Luna.

Personalmente questa è una delle formazioni che più mi affascinano del nostro satellite naturale e qui ve la presento come l'ho ripresa con il mio telescopio C14 e camera planetaria Lumenera LU075m. L'immagine è frutto di un mosaico di due riprese eseguite al fuoco diretto dello strumento.

Gli Appennini lunari. Clicca sull'immagine per vederla a dimensioni originali

La catena montuosa si è formata presumibilmente moltissimo tempo fa, visto che da miliardi di anni la Luna è un corpo celeste geologicamente morto.
Nonostante la ragguardevole età, le montagne hanno profili estremamente taglienti, con vette appuntite simili alle ben più giovani Dolomiti italiane.
Sulla Terra una catena montuosa così antica apparirebbe ai giorni nostri poco più di una distesa di dolci colline tondeggianti, a causa della continua ed intensa opera di erosione da parte degli agenti atmosferici.
Sulla Luna, invece, non si osserva nulla di tutto questo, segno inequivocabile che non esiste alcun fenomeno in grado di modellare la superficie in modo efficiente.

Siamo arrivati ad una bella conclusione: dall'analisi dell'immagine ripresa con un normale telescopio e dal confronto con quello che vediamo sulla Terra, abbiamo compreso che sul nostro satellite naturale non c'è atmosfera.
Voi potreste dire: "hai scoperto l'acqua calda, lo sapevamo già!". Se questo è il vostro pensiero, io non posso che congratularmi con voi per la preparazione, ma vorrei farvi notare come dalla semplice analisi di una fotografia abbiamo compreso il motivo di quello che probabilmente è stato scoperto leggendo dei libri.

Una bella foto astronomica non nasconde solamente emozioni visive, ma è una miniera di informazioni che possono deliziare, e anche molto, la mente, fino ad arrivare alla parte più profonda del nostro essere.

mercoledì 28 settembre 2011

Un altro satellite rientrerà presto in atmosfera. Dove? Non si sa!

Come forse saprete, nonostante il clamore mediatico suscitato, il satellite della NASA UARS non ha causato danni: i detriti sono caduti al largo della costa della California, nell'oceano pacifico.
ROSAT rientrerà in atmosfera il prossimo Novembre

Ora l'attenzione si sta spostando su un altro satellite che seguirà un destino analogo e si getterà nell'atmosfera terrestre, senza alcun controllo, presumibilmente nella prima parte del mese di Novembre.

ROSAT, questo il suo nome, è un osservatorio a raggi X sviluppato dalla collaborazione tra l'agenzia spaziale tedesca, inglese e la NASA. Lanciato il 1 giugno del 1990, ha terminato la sua vita il 12 Febbraio 1999.
A causa del lento, ma inesorabile, effetto di attrito prodotto dalle poche molecole di aria ancora presenti nelle basse orbite terrestri (almeno fino a 1000 km di altezza), l'orbita del satellite si è gradualmente e fisiologicamente abbassata. Con un sistema di propulsione sarebbe possibile un rientro controllato, così come è avvenuto, ad esempio, per la vecchia e gloriosa stazione spaziale MIR.
In questo caso il satellite è privo di un sistema di propulsione per il cambiamento orbitale, quindi il rientro non si potrà controllare in alcun modo.

Come accaduto per UARS, non si conosce ancora l'istante in cui ROSAT entrerà nell'atmosfera; l'incertezza al momento è così elevata che si è potuto solo stimare il mese in cui probabilmente sarà destinato a disintegrarsi.

ROSAT ha una massa minore di UARS, ma la sua particolare costruzione sta facendo pensare che il numero e la massa dei detriti che raggiungeranno il suolo sarà maggiore del collega americano.
Il satellite, infatti, dispone di un grande specchio (ogni telescopio ne ha uno, anche quelli a raggi X), molto resistente al calore; sarà questa la fonte principale delle 1,6 tonnellate di detriti in arrivo al suolo.

Dall'esperienza avuta con UARS, spero che questa volta i media generalisti non ricominceranno a parlare di detriti in arrivo sull'Italia: solo un paio di ore prima si conoscerà la probabile zona di impatto, peraltro con un'incertezza estremamente elevata.
Secondo voi avranno imparato la lezione, oppure dobbiamo aspettarci di nuovo titoli apocalittici? Io ho un triste presentimento, vedremo come si svilupperanno le cose.

Qualche nota curiosa.
Il rientro dei satelliti e, in generale, la caduta di detriti provenienti dallo spazio, non è un fenomeno raro quanto si possa pensare.
Sulla Terra precipitano in media ogni anno oltre 10 tonnellate materiale meteorico (pulviscolo e piccoli asteroidi), mentre il rientro di manufatti umani (satelliti, detriti spaziali di ogni genere) avviene quasi su base settimanale, come possiamo vedere qui. Fortunatamente non vi è ancora notizia di persone coinvolte in incidenti di questo tipo.

Le probabilità che i detriti di ROSAT possano interessare il territorio italiano è simile a quella prevista inizialmente per UARS: circa 1/1000. Attenzione: questa non è la probabilità che qualcuno venga colpito, ma solo che parte del territorio italiano ne venga interessato. La probabilità del coinvolgimento umano attualmente è qualche ordine di grandezza inferiore.

Se volete conoscere un po' meglio la storia di questo satellite importantissimo per l'astronomia a raggi X, e documentarvi sulla sua prossima fine, ecco qualche link utile al riguardo:
- Una lista delle domande frequenti su ROSAT e sul suo rientro
- Un articolo che analizza la situazione e il perché è così difficile prevedere il rientro dei satelliti
- Il comunicato dell'agenzia spaziale tedesca sul rientro di ROSAT

Ci aggiorniamo quando si avranno maggiori informazioni!

martedì 27 settembre 2011

8 Ottobre, appuntamento da non perdere: pioggia di stelle cadenti!

Il radiante delle Draconidi si trova nella costellazione del Draco
Il prossimo 8 Ottobre, tempo e previsioni permettendo, potremmo assistere ad uno degli spettacoli più belli da 40 anni a questa parte.

Le previsioni compilate da astronomi professionisti sono concordi nell'affermare che il continente Europeo sarà interessato da una notevole pioggia di meteore, meglio conosciute come stelle cadenti.
Se anche voi, come me, siete sempre rimasti un po' delusi dagli appuntamenti classici previsti ogni anno per la notte di San Lorenzo (meglio, tra il 12 e 13 agosto), questa sembra invece essere la volta buona.

Le draconidi, sciame meteorico poco conosciuto, dovrebbero dare spettacolo nella prima serata dell'8 Ottobre.
Secondo le stime, osservando nella costellazione del Draco, una ventina di gradi ad ovest della stella polare, direzione nord-ovest, dovremmo contare qualcosa come 300-400 meteore l'ora.

Una simile pioggia meteorica non è poi così rara, ma noi osservatori europei negli ultimi anni siamo stati accuratamente evitati da questi eventi, che hanno sempre prediletto le terre oltreoceano.
Questa volta invece abbiamo un posto in prima fila: meglio quindi prepararsi scegliendo un luogo buio, lontano dalle luci della città e assicurarsi una visione sulla costellazione del Draco in prima serata, da quando tramonta il Sole fino ad almeno le 23 locali.
I picchi massimi sono due; il primo previsto per le 19, è forse inosservabile a causa della luce del tramonto, mentre il secondo, alle 22, sarà perfettamente osservabile, nuvole permettendo (incrociamo le dita!).

Per osservare al meglio le stelle cadenti non è necessario alcuno strumento, solamente il nostro occhio e magari uno sdraio sul quale godersi lo spettacolo.
Purtroppo sarà presente anche la Luna a disturbare la scena, ma non troppo, vista la distanza angolare superiore ai 100°.

Giusto per rassicurare tutti: le stelle cadenti sono costituite da polveri e minuscoli granelli solidi che entrano a grande velocità nell'atmosfera terrestre e bruciano ad una quota media di 80 km. Nessun pericolo quindi che uno di questi sassolini arrivi al suolo, lo spettacolo è totalmente sicuro!

Naturalmente, come nella migliore tradizione dei media, non si è perso tempo nel dare un tono pericoloso a tutto questo, come riportato ad esempio qui (ma sono pronto a scommettere che sarà il primo di una lunga serie), ove si afferma che la NASA ha lanciato un allarme e che la rete dei satelliti mondiali sarebbe in pericolo.
Peccato che proprio nell'articolo si sia linkato un report compilato da astronomi professionisti nel quale si afferma chiaramente che il rischio per i satelliti è circa lo stesso di quello che si ha durante ogni modesta pioggia meteorica: "In other words, a Draconid outburst with a maximum ZHR of 800 presents the same electrical risk as a normal Leonid shower with a ZHR of 15, assuming the mass indices and shower
durations are the same. This is supported by the fact that no spacecraft electrical anomalies were reported during the strong Draconid outbursts of 1985 and 1998."
Naturalmente gli scienziati invitano a non prendere la cosa sottomano, ma non lanciano alcun allarme, anzi affermano che durante le precedenti piogge non si sono avuti problemi.
Non capisco come sia possibile lanciare un allarme ingiustificato da parte dei media e indicare come prova a supporto un articolo che invece analizza la situazione oggettivamente e lo riduce drasticamente.

Come sempre, consiglio di leggere le fonti, che in questo caso trovate qui, e di non credere mai ciecamente a tutto quello che ci viene detto, soprattutto quando si parla di allarmi, pericoli e catastrofi varie.
Sono pronto a scommettere che con l'avvicinarsi dell'evento ci saranno molti altri furbi in cerca di un titolo da prima pagine: le risate saranno assicurate.

Non possiamo essere certi che le previsioni saranno rispettate in pieno, ma meglio non perdere l'occasione, visto che all'orizzonte non si intravede uno spettacolo del genere per almeno una ventina d'anni.
Se volete sapere di più su questo particolare sciame meteorico e sulla sua storia, date un'occhiata a questo mio articolo.
Se volete riprendere il fenomeno, date invece una lettura a questo mio pezzo pubblicato dalla rivista Coelum.

Buona visione a tutti e fatemi sapere come è andata la serata!

Uso un telescopio da 35 cm su una montatura cinese EQ6: è economico e funziona perfettamente! [AGGIORNATO]

Il mio C14 sulla montatura EQ6
Piccolo post di natura osservativa

Ha suscitato non poche perplessità e dubbi, tra gli appassionati del settore, la scelta della mia strumentazione e le sue reali performance.

Come forse qualcuno saprà, per le riprese in alta risoluzione e l'osservazione visuale utilizzo uno Schmidt-Cassegrain Celestron dal diametro di 35 cm (14 pollici), delicatamente adiagiato su una montatura cinese chiamata EQ6.
Il tubo in questione ha un peso di circa 22 kg, tanto che per bilanciarlo perfettamente durante le riprese mi servono 25 kg di contrappesi.
Molte persone hanno storto occhi e naso, alcune sono addirittura rabbrividite al fatto di usare un bestione del genere su una montatura cinese non proprio robustissima e molto economica.

Come spesso mi succede, non amo fare le cose per sentito dire, e visto che la montatura è data per un carico netto (lo strumento) di 25 kg, ho provato a fare l'accoppiata, anche perché una montatura di fascia superiore mi sarebbe costata molto di più dei 500 euro pagati per una EQ6 usata (almeno uno zero in più!).

Alla prova dei fatti, e dopo oltre un anno di utilizzo, posso dire che per i miei scopi questa montatura è perfetta e non vale assolutamente la pena acquistare un supporto molto più costoso che alla fine svolgerebbe lo stesso lavoro che compete alla EQ6.
Di seguito trovate uno dei video di Giove, registrato il 1 Settembre scorso, con seeing medio. Come potete vedere non ci sono vibrazioni e nessuna limitazione indotta dalla meccanica.

video

L'immagine RGB finale è questa

Questa invece è un'immagine solare proveniente dall'elaborazione di un video ripreso con vento teso a 15 km/h dal balcone di casa (palazzo di 12 piani), con annessa strada trafficata sottostante. Anche in questo caso vibrazioni causate dall'ambiente inesistenti, meglio di altre montature più blasonate e costose, che invece sono molto sensibili al traffico cittadino.
Uno spezzone del video originale è visibile qui sotto:


video

Direi quindi che la EQ6 con il C14 lavora egregiamente anche in condizioni proibitive nell'imaging in alta risoluzione. Se volete altre prove, nella gallery del mio sito trovate tutte immagini riprese con questo setup.
Non ho fatto alcuna modifica, se non quella di sostituire la testa per ostipare l'attacco di tipo losmandy al posto dello standard Vixen.

A questo punto potrei dichiarare conclusa la diatriba e terminare con una piccola morale: è facile ottenere buoni risultati con strumentazione super costosa, spendendo liberamente tutto il denaro di questo mondo; meno facile, ma molto più appagante, risulta ottenere gli stessi risultati con una strumentazione che costa neanche un quarto.

Ciliegina sulla torta: non uso un focheggiatore elettrico, anzi, il focheggiatore del mio C14 è stato cannibalizzato da un Newton Skywatcher da 25 centimetri e letteralmente incollato alla culatta del telescopio. Alla fine basta sapersi arrangiare e non credere ciecamente al marketing che ci vuole imporre costosissimi accessori meccanici in nome di una precisione che si può raggiungere già con un po' di super attack e buon senso.

In tempi di crisi economica, non farebbe male ricominciare a comprendere che il denaro non è l'unica via per risolvere i problemi ed ottenere risultati, ma semplicemente la più breve e semplice. Fortunatamente non mi sono mai piaciute ne le cose facili, ne le scorciatoie.
Apriamo meno il portafogli, utilizziamo maggiormente la cosa più preziosa che abbiamo: l'ingegno.

AGGIORNAMENTO 30/09/2011:
Vista la curiosità nata attorno a questo mio articolo, scrivo due righe e inserisco qualche immagine del focheggiatore, non proprio ortodosso, ma comunque efficiente.
Come scritto poco sopra, esso è stato smontato dal mio Newton Skywatcher da 25 cm e direttamente incollato sull'anello che si avvita alla culatta del telescopio.
L'assialità è stata garantita anche dal fatto che il tubo del focheggiatore entra perfettamente nell'apertura dell'anello; un errore di mezzo millimetro nel posizionamento lo avrebbe fatto battere sull'anello stesso. Posso quindi affermare che l'allineamento è stato effettuato con una precisione inferiore al mezzo millimetro.

Il fuoco del mio C14 esce di molto, quindi è stato necessario utilizzare un tubo di prolunga in uscita dal focheggiatore, che avesse dall'altra parte l'innesto da 31,8" per inserire oculari e soprattutto camera di ripresa.
Per questo scopo ho utilizzato il tubo del focheggiatore del mio rifrattore Konus da 150 mm, che si inserisce quasi perfettamente nel tubo del focheggiatore. Questo "quasi" implica un gioco di circa 1 millimetro. Avrei potuto stingere le viti nell'anello avvitato sul tubo del focheggiatore principale, ma sarei andato incontro ad un disassamento forse intollerabile, così ho fatto in modo che il tubo di prolunga entrasse preciso (e con una certa forza) all'interno del focheggiatore.
Come?
Semplice: ho rivestito la parte da inserire con del nastro adesivo da carroziere (quello giallo che sembra di carta). Per inserire il tutto nel tubo, ho lubrificato con un po' di olio (di oliva) e una volta inserito ho moderatamente serrato le viti e incollato tutto con abbondante colla (sempre il solito super attak).
Il tubo di prolunga ha l'uscita da 2" per eventuali oculari e l'adattatore da 31,8 mm per la camera di ripresa.

Sebbene si tratti di una soluzione non molto ortodossa, l'assialità e la tenuta sono state testate in condizioni anche estreme (ho sollevato il tubo ottico prendendono per il focheggiatore e non si è staccato dall'anello).
Ruotando la camera in fase di ripresa, il pianeta o la stella rimangono esattamente al centro del campo, quindi non c'è alcun disassamento e l''ortogonalità al piano focale sembra ottima.

Non sarà una soluzione elegante, ma è funzionale e per i miei scopi è perfetta. La consiglierei a qualcuno? Probabilmente no, ma se non si ha molta scelta bisogna aguzzare l'ingegno ed utilizzare quello che si ha a disposizione.

domenica 25 settembre 2011

Una supernova unica: osservatela

La supernova 2011fe è la stella più brillante di questa foto




Una supernova rappresenta il canto del cigno (in grande stile) di una stella almeno 8 volte più massiccia del Sole, un'esplosione così violenta da distruggere completamente la stella e da rilasciare ogni secondo l'energia di centinaia di miliardi di soli.
Con queste premesse, non è difficile rendersi conto che quando una stella esplode come supernova, aumenta di luminosità di miliardi di volte, rendendosi visibile anche a distanze enormi.
Le supernovae sono (fortunatamente per noi) eventi piuttosto rari in una galassia; si stima che nella Via Lattea ne esploda una ogni 50-70 anni, ma a causa della nostra posizione, noi ne possiamo effettivamente vedere mediamente una ogni circa 200 anni.
Date le energie in gioco, le supernovae si osservano comunque anche in altre galassie, sebbene non ad occhio nudo.

Proprio negli ultimi giorni di agosto è apparta una supernova nella galassia M101, situata nella costellazione dell'Orsa maggiore, una delle galassie a noi pià vicine, solamente 21 milioni di anni luce.
La relativa vicinanza ha fatto si che la supernova sia aumentata così tanto di luminosità da diventare visibile anche con un binocolo (magnitudine 10) e con ogni piccolo telescopio da almeno 80 mm di diametro.

Poter osservare una supernova così brillante rappresenta un evento rarissimo, una di quelle occasioni che difficilmente si ripresenta di nuovo nell'arco di una vita, quindi vi invito a puntare un telescopio verso questa galassia ed osservare una stellina che non è presente su nessuna mappa: quella stellina rappresenta l'immane esplosione di una stella gigantesca, avvenuta a 21 milioni di anni luce di distanza, quindi 21 milioni di anni fa.
Sebbene la visione non sia spettacolare per gli occhi, spero possa esserlo per il cuore e la mente, perché alla fine questo è proprio il senso principale del fare osservazioni astronomiche: appagare il proprio essere.

Dal punto di vista scientifico, l'esplosione di una stella così vicina rappresenta una ghiotta occasione per conoscere in dettaglio i complessi meccanismi associati alle fasi finali degli astri di grande massa, ancora piuttosto sconosciuti.
L'ultima esplosione stellare osservata da vicino risale al 1987, quando nella Grande Nube di Magellano si accese improvvisamente una stella sino a quel momento debolissima.

Se volete avere maggiori informazioni ed una cartina per rintracciare la galassia e la supernova, vi consiglio di dare un'occiata qui

In volo sopra la Luna...

La mattina del 17 Settembre il cielo era abbastanza stabile, così ho provato ad ottenere qualcosa che mi ha sempre affascinato: riprendere la Luna in modo tale da ricreare l'effetto sorvolo visto nelle immagini degli astronauti e poter credere anche solo per un momento di stare sorvolando quel mondo cosmicamente così vicino, ma umanamente irrangiungibile.
Creare l'effetto sorvolo è un'operazione che richiede un perfetto incastro tra: risoluzione elevata, fase lunare prossima al primo quarto, inquadratura nei dintorni di uno dei due poli e campo largo.
Quest'ultima condizione, peraltro fondamentale, è quella che mi ha creato maggiori difficoltà, visto che la videocamera che uso per le riprese ha un formato ridicolo, di appena 640X480 pixel.
Ho deciso allora di ricorrere alla tecnica del mosaico.
Ho ripreso 15 filmati centrati nei pressi del polo sud lunare, ognuno formato da 1800 immagini, le quali sono state selezionate, allineate e sommate per fornire altrettante immagini grezze, i pezzi del puzzle da assemblare.
Dopo una leggera elaborazione per aumentare il contrasto dei dettagli, ho dato in pasto le immagini ad Autostitch, programma formidabile per assemblare in pochi secondi mosaici di ogni tipo, ed ecco che l'immagine improvvisamente prende vita ed emozioni proprie.

Una piccola nota tecnica per chi ancora riesce a seguirmi.
Fare un mosaico che non faccia vedere zone di giuntura tra le immagini richiede che in fase di ripresa tutti i settaggi della camera restino invariati: stesso tempo di esposizione, stesso framerate, stesso guadagno, luminosità e medesima durata del filmato.
Anche in fase di stacking è necessario che le immagini grezze siano formate dallo stesso numero di frame, e naturalmente durante l'elaborazione l'applicazione dei filtri di contrasto deve essere identica, così come il bilanciamento di curve e livelli di luminosità.
Se tutto questo è rispettato, e la turbolenza atmosferica si è mantenuta costante durante le riprese, il mosaico viene identico a quello che si sarebbe ottenuto con una singola ripresa attraverso un sensore enormemente più grande.
Non voglio annoiarvi ulteriormente; su questi dettagli tecnici ci tornerò presto. Per ora vi invio l'immagine finale, la cui versione originale trovate qui .
Qui di seguito, invece, una versione navigabile ottenuta attraverso il sito zoom.it.

Presentazione power point sull'imaging solare

Lo scorso 2-3 Settembre sono stato ospite dello star party delle Grandi Valli Veronesi e tra le altre cose ho avuto il piacere di parlare della tecnica per riprendere il Sole in alta risoluzione con strumentazione amatoriale e filtri solari poco costosi (ma sicuri!).
Per chi fosse interessato (ricordo almeno un astrofilo che me lo aveva chiesto), ho finalmanete trovato il tempo di mettere online la presentazione.
Il file è in power point e riassume, facendo largo uso di immagini, la migliore tecnica ed i risultati che si possono ottenere nell'imaging digitale del Sole; lo trovate qui
Spero la troverete utile.

giovedì 22 settembre 2011

Un satellite colpirà l'Italia, falso! Ma se siamo fortunati ci sarà un bello spettacolo [Aggiornato 24/09 10:00]

In queste ore (23:30 del 22 Settembre) sta girando una notizia, soprattutto sui media classici, che come nella più classica delle situazioni è un misto tra verità (poca) e molto allarmismo, alla ricerca del solito scoop.
Il titolo di Corriere.it crea allarmismo totalmente ingiustificato

L'unica notizia certa fino ad ora è che il satellite della NASA UARS è destinato nei prossimi giorni a rientrare nell'atmosfera della Terra. Vista la consistente massa, circa 6 tonnellate e mezzo, gli scienziati hanno affermato che alcuni frammenti (una ventina), anche di cospicue dimensioni, potranno raggiungere la superficie terrestre.
Non è possibile prevedere al momento ne l'istante in cui il satellite entrerà nell'atmosfera, ne quindi il punto in cui gli eventuali detriti raggiungeranno il suolo.
Il satellite è completamente fuori controllo, quindi nessuno può decidere quando e dove farlo precipitare. Tutto dipende dalla sua orbita e dalla densità dell'atmosfera a quelle altezze.
Gli scienziati della NASA hanno comunque calcolato che la probabilità che i detriti cadano in zone abitate, coinvilgendo persone, è bassa, circa 1 su 3200.
Questa bassa probabilità si comprende molto meglio se consideriamo che il 70% del globo è coperto di acque, e nel restante 30% la concentrazione umana è estremamente ridotta (basti pensare ai giganteschi deserti o alle immense catene montuose).
Questi sono i fatti, che tutti possono controllare qui e qui, con aggiornamenti in tempo reale.
Non si sa molto di più al riguardo, solamente che le eventuali popolazioni vicine al punto di rientro dovrebbero assistere ad uno spettacolo celeste davvero unico: un'immensa palla di fuoco che probabilmente si frammenterà e lentamente solcherà il cielo, perfettamente visibile anche di giorno.

Partendo da una base di verità, i media classici riportano titoli altisonanti e allarmistici in cui si paventerebbe l'impatto sul territorio italiano. Questa volta la palma di titolo più minaccioso (finora) spetta alla versione online del Corriere della Sera.
E' bene sottolineare che questo allarmismo è totalmente ingiustificato perché ancora nessuno è in grado di prevedere il punto di impatto dei detriti e non sarà possibile fino a pochi minuti prima dell'entrata nell'atmosfera di UARS.
L'Italia ha le stesse, piccolissime, probabilità di essere raggiunta dai detriti in caduta, quindi il titolo utilizzato potrebbe essere valido per qualunque paese del mondo, ad esclusione dell'Antartide, non raggiunta dall'orbita del satellite.

Consiglio quindi a tutti di stare calmi e se siete curiosi di restare sintonizzati qui per sapere quando si verificherà il rientro.
Se volete conoscere più di questo satellite e dello spettacolo nel cielo che produrrà, date un'occhiata al sito space.com
Ultimo consiglio: se volete avere notizie astronomiche serie, non informatevi mai presso la stampa generalista, soprattutto italiana!

AGGIORNAMENTO 22/09 11:42:
Non avevo dubbi che quello del Corriere fosse il primo di una serie di titoli privi di fondamento.
Ecco che l'affidabilissimo (!) quotidiano online affaritaliani.it alza il tiro ed ora da per certa la caduta di frammenti sull'Italia.
Naturalmente l'ultimo bollettino della NASA afferma ancora che non si sa dove cadranno i frammenti, probabilmente NON sul nord America.
Cito testualmente: "As of 1:30 p.m. EDT Sept. 21, 2011, the orbit of UARS was 120 mi by 130 mi (190 km by 205 km). Re-entry is expected sometime during the afternoon of Sept. 23, Eastern Daylight Time. The satellite will not be passing over North America during that time period. It is still too early to predict the time and location of re-entry with any more certainty, but predictions will become more refined in the next 24 to 48 hours."
E' bene chiarire che un errore di anche pochi minuti nella determinazione dell'impatto con l'atmosfera, fa cambiare il punto di impatto di migliaia di chilometri, quindi mi chiedo come sia possibile per i giornalisti dare una notizia completamente priva di fondamento e alimentare allarmismi ingiustificati.
A questo punto gli esperti giornalisti di affaritaliani sono riusciti a prevedere quello che migliaia di preparati tecnici NASA non sono stati in grado di fare?
Sono pronto a scommettere che qualcun'altra testata alzerà ancora il tiro, vediamo chi la spara più grossa.

Intanto a questo link c'è una spiegazine del rischio reale che si corre: visto che la probabilità che venga coninvolta una persona a caso è di 1/3200, considerando l'intera popolazione mondiale, la probabilità che siate proprio voi ad essere colpiti è di circa 1/22400000000000.
Se per i giornalisti questa è la certezza in grado di scatenare l'allarme, allora vado a giocare al superenalotto, perché sono sicuro di vincere, visto che ho una probabilità 10 milioni di volte maggiore di fare 6 e diventare milionario! Anzi, potrei già dire ai giornali che ho vinto!

AGGIORNAMENTO 22/09 16:15:
Se volete tenere d'occhio la situazione in tempo reale, questo sito è perfetto. Si tratta del centro di studi sui detriti spaziali e di rientro, e attualmente da il rientro di UARS previsto per le 20 UT del 23 settembre. Non è questo il dato importante da tenere sotto controllo, piuttosto il numero vicino, che indica l'incertezza. Per ora siamo a +/- 14 ore, il che significa che il satellite può cadere ovunque sulla Terra. Come vedete, nessuna certezza ancora, neanche minima.

Altro link molto interessante, nel quale vengono forniti dati in tempo reale sul satellite e la sua posizione: da tenere d'occhio soprattutto in vista dell'impatto con l'atmosfera previsto (forse) per domani.


AGGIORNAMENTO 22/09 23:00:

Mentre i media ormai danno per assodato, almeno nei titoli, che l'impatto sul suolo italiano ci sarà, negli articoli, tra le parole allarmistiche, si legge un comunicato della protezione civile italiana che afferma una probabilità dello 0,9% di impatto sul suolo italiano.
E' abbastanza curioso sentire i telegiornali e leggere articoli nei quali si inizia parlando dell'imminente impatto, degli eventuali danni, delle zone cinvolte e poi concludersi con l'unico dato, quello 0,9% di probabilità che sebbene non debba essere trascurato, non da la minima certezza (per fortuna) di quanto si è invece affermato fino a quel momento. Questo è un modo classico per attirare l'attenzione senza fornire notizie totalmente inventate: l'impatto sul pubblico è assicurato e ci si mette al riparo da qualsiasi azione perché alla fine si è detta la verità.
Se questa stima fosse corretta, ci vuole ancora di coraggio per affermare con forza che l'impatto è sicuro, addirittura con molte ore di anticipo rispetto al comunicato della protezione civile.
A questo punto mi sono divertito anche io a fare una stima probabilistica sulla base dei dati attuali; per chi riesce a seguirmi, provo a spiegarmi.


Il center for orbital and reentry debris studies attualmente afferma che la discesa in atmosfera ci sarà alle 22:07 UT di venerdi, con un errore di +/-9 ore (non si capisce, ma penso che l'incertezza si riferisca ad una volta la deviazione standard). Questi sono gli unici dati ufficiali. 
Con un intervallo di tempo di 18 ore, il satellite compie 12 orbite (circa 90 minuti ad orbita). Di queste 12 orbite al massimo due possono coinvolgere l'Italia.
Alla velocità in ingresso in atmosfera di 30000 km/h, un intervallo di 3 minuti fa la differenza tra il colpire o meno il paese. Quindi: due orbite favorevoli su 12, con finestra temporale totale di sei minuti sui 1080 totali, porta la probabilità da impatto massima a circa il 5 per mille. Se l'errore si riferisce ad 1 sigma, significa che c'è il 68% di probabilità che si verifichi questo 5 per mille. 
Non abbiamo considerato che i 3 minuti di intervallo scelti, che equivalgono a 1500 km, sono verosimili solo se l'orbita del satellite fosse esattamente parallela all'asse maggiore dell'Italia. Detto questo, ad occhio mi sembra che la probabilità attualmente sia almeno la metà di quella data dalla protezione civile.
Visti i calcoli approssimati, l'ordine di grandezza resta lo stesso, quindi più o meno ci siamo.
La probabilità quindi attualmente è piccola ma non più infinitesima. Siamo ancora ben lontani dalla certezza decantata dai mass media che circolava sin da ieri sera, quando la probabilità era circa 10 volte inferiore. 


Staremo a vedere nelle prossime ore cosa succede. Domani per l'ora di pranzo dovremmo avere dati più precisi e potremo capire finalmente quanta importanza dare a questa situazione.



AGGIORNAMENTO 22/09/23:45:
Onore al sito del Corriere che ha corretto il titolo e l'articolo, che ora porta la firma illustre di Giovanni Caprara e tutte le corrette informazioni.

Non si parla più di impatto certo ma di probabilità da non trascurare e si afferma correttamente che la zona di impatto si conoscerà con discreta precisione solamente due ore prima dell'entrata in atmosfera.
Bravi!

AGGIORNAMENTO 23/09 12:50:
Il center for orbital and reentry debris studies ha effettuato una nuova stima che posticipa il probabile rientro per le 00:58 UT del 24 settembre, quindi circa le 2 di questa notte. Il decadimento orbitale sembra essere leggermente più lento del previsto (e sarebbe da indagare a fondo).
L'incertezza è ancora altissima, sebbene si sia ridotta a +/- 7 ore.
Il satellite è dato in caduta in mezzo al pacifico sin dal precedente bollettino, ma a causa dell'enorme incertezza questa informazione non ha ancora molto significato e di fatto l'entrata in atmosfera può avvenire ancora quasi ovunque (ad eccezione del Nord America probabilmente).
Questa sera, presumibilmente in prima serata, si dovrebbe sapere qualcosa di più. 
Ad occhio direi che per il momento le probaiblità che la scia di detriti interessi il nord Italia sia leggermente scesa, intorno ad 1 su 1000.




AGGIORNAMENTO 24/09 01:30:
sempre dal center for orbital and reentry debris studies arrivano dati che finalmente cominciano a restringere l'errore di caduta.
Attualmente l'entrata in atmosfera, di nuovo posticipata, è prevista per le 4:04 UT, quindi le 6:04 ora locale, del 24 settembre, con un errore di +/- 3 ore.
Sebbene ancora elevata, la minore incertezza ha permesso finalmente di escludere la caduta su buona parte della superficie terrestre.
Attualmente sono rimasti solamente 4 passaggi orbitali nei quali il satellite può decidere di tuffarsi in atmosfera, ed uno di questi interessa ancora l'Italia, in particolare il nord est. 
Considerando l'esiguo interessamento del nostro territorio, che viene solo sfiorato per circa 200 km dal passaggio "buono" del satellite, direi che la probabilità che eventuali frammenti cadano sul suolo italiano sia circa di 1/1000, minore di quella che si presentava ieri; le prossime ore saranno cruciali, ma c'è una buona probabilità che i resti del satellite precipitino in oceano o in pieno deserto. Restate sintonizzati





AGGIORNAMENTO 24/09 05:30:
La resa dei conti è vicina. Il center for orbital and reentry debris studies ha spostato ancora l'entrata in atmosfera di UARS, ora prevista per le 05:10 UT, le 07:10 locali, con un errore di +/- 2 ore.
Ancora più aggiornato il comunicato NASA che parla di rientro previsto tra le 5:45 e le 6:45 ora locale, quindi restringendo la finestra ad una sola ora.
L'incertezza a questo punto è sufficientemente bassa per escludere il coinvolgimento del nostro paese, non attraversato dalle due rimanenti possibili orbite in cui il satellite sarà destinato ad entrare in atmosfera. 
UARS sorvolerà il Canada, parte del continente africano e gli oceani Indiano, Pacifico ed Atlantico. Vista la scarsa concentrazione umana in queste zone, è altamente improbabile che l'impatto coinvolga insediamenti umani. Altro fatto che sembra evidente: l'Italia esce definitivamente di scena da questo scacchiere che a dire la verità l'ha sempre avuta come timidissima spettatrice, con buona pace dei titoli dei giornali di due giorni fa.
A questo punto me ne vado a letto, ci aggiorniamo probabilmente quando il destino di UARS si sarà compiuto, conscio che lo spettacolo del suo rientro in atmosfera non sarà probabilmente visibile dai nostri cieli.





AGGIORNAMENTO 24/09 10:00:
il satellite è rientrato in atmosfera; la conferma viene direttamente dall'ultimo comunicato NASA che attualmente non conosce ancora il punto d'impatto dei frammenti. Le ultime proiezioni, risalenti alla mattinata, confermano le probabilità di caduta in Canada, in oceano o in Africa. non si hanno notizie più certe; contrariamente alle aspettative, non è stato possibile prevedere esattamente la traiettoria neanche pochi minuti prima dell'entrata in atmosfera. Come la NASA afferma, per capire dove sono precipitati i detriti bisogna attendere testimonianze visive o radar effettuate dal suolo. La storia comunque si conclude qui, con un lieto fine che ci lascia anche un po' di amaro in bocca per non aver potuto assistere allo spettacolo celeste della distruzione del satellite.



mercoledì 21 settembre 2011

In volo sopra la Terra...

La stazione spaziale internazionale (ISS) è il manufatto più grande che l'uomo è riuscito a porre al di fuori della nostra atmosfera.
Di dimensioni maggiori di un campo da calcio, orbita sopra le nostre teste ad un'altezza media di 350 km e per fare un giro completo del nostro pianeta impiega appena 90 minuti, alla ragguardevole velocità di circa 28000 km/h.
La stazione è permanentemente abitata da astronauti di ogni nazionalità, che nei rari momenti di tempo libero da attività fisica e progetti di ricerca, fanno quello che ogni essere umano, di fronte ad un tale spettacolo, farebbe: osservare ammirati il nostro pianeta da un punto così privilegiato e scattare bellissime fotografie.
Il nostro astronauta Paolo Nespoli ci aveva già abituato a riprese eccezionali.
Ora è stato fatto qualcosa di più: un bellissimo video time-lapse che mostra la bellezza e l'unicità del nostro pianeta mentre viene sorvolato dalla stazione spaziale.
Impressionante l'effetto di curvatura, la sottile linea verdina prodotta dagli strati più alti della nostra atmosfera, le luci delle città sottostanti che si susseguono velocemente e l'enorme potenza dei temporali che si incontrano verso la metà del filmato.
Ma non vale la pena descrivere tutto questo con parole che non possono in alcun modo suscitare le emozioni che solo la visione del video, magari in HD, può darvi, quindi vi auguro buona visione.


martedì 20 settembre 2011

Fotosfera e macchia solare del 17 Settembre

Una delle attività nelle quali sono maggiormente impegnato in questi ultimi mesi riguarda la ripresa in alta risoluzione della fotosfera solare e delle eventuali macchie, in luce visibile.
Qualcuno forse avrà sentito nominare speciali telescopi solari che permettono di osservare le protuberanze e la cromosfera, centrati sulla riga H-alpha dell'idrogeno. Sebbene portino a risultati spettacolari, questi strumenti costano tantissimo, così ho deciso di adottare la soluzione più economica possibile: utilizzare un normale filtro solare da applicare al mio telescopio.
La scelta è ricaduta su una sottile pellicola chiamata astrosolar; per il mio scopo ho acquistato quello di densità fotografica, che lascia passare maggiore luce ed ha una qualità ottica migliore. Naturalmente NON va bene per osservare il Sole, ma solo per fare foto; non metteteci mai l'occhio, solamente il sensore di ripresa.
Con la modica spesa di 70 euro ho applicato il filtro solare al mio telescopio da 35 centimetri ed ho cominciato l'avventura solare, a discapito di molte leggende metropolitane che affermano l'inutilità di grandi diametri nell'osservazione della nostra stella.
Il diametro vince sempre, anche di giorno.
Con questa risoluzione il Sole diventa uno spettacolo unico: oltre alle macchie solari, zone in cui la temperatura è oltre 1000° inferiore rispetto a quella media, è visibile una trama, detta granulazione.
La granulazione è formata da sacche di gas dal diametro tipico di 2000 km che risalgono dalle profondità fino in superficie e lentamente si raffreddano.
Le dimensioni angolari tipiche di queste sacche di gas sono dell'ordine di 2". Tra i singoli grani è presente una rete più scura, detta spazio intergranulare: in queste zone la temperatura è più bassa di quella dei grani di circa 400°. Le dimensioni di queste sottili linee sono intorno a 0,3-0,4" (secondi d'arco)

Non voglio annoiarvi con altre nozioni sul Sole, ci sarà tempo per tutto; piuttosto godetevi questa immagine.

La versione a risoluzione piena è visibile qui




Le immagini in alta risoluzione del sistema solare

Il mio passatempo preferito riguarda la ripresa dei corpi del sistema solare (Sole, Luna, pianeti) in alta risoluzione, alla ricerca del più piccolo dettaglio che è possibile catturare.
Per fare questo utilizzo un telescopio in configurazione Schmidt-Cassegrain da 14 pollici (35 cm), su una montatura equatoriale EQ6.
Le riprese vengono effettuate tramite l'acquisizione di video con elevati frame al secondo, attraverso sensibili videocamere appositamente progettate.
Questa tecnica è detta in gergo "lucky imaging" e fa capo alla famiglia della "speckle imaging", termini tecnici che non credo vi interessino.
Il risultato finale di questa tecnica è l'abbattimento della turbolenza atmosferica, nemico principale delle riprese in alta risoluzione, e l'ottenimento di immagini limitate dalle leggi dell'ottica, funzione del diametro del telescopio.
Grazie a tutto questo, le moderne immagini ottenute con strumentazione amatoriale rivaleggiano quanto a risoluzione e contrasti con le immagini riprese dai telescopi professionali e sono di gran lunga migliori di qualsiasi singola esposizione ripresa sulla vecchia ed ormai estinta pellicola.
L'imaging in alta risoluzione negli ultimi anni ha consentito di rivelare meravigliosi disegni cosmici dei pianeti più luminosi del sistema solare e di raccogliere una miriade di informazioni estremamente utili alla comunità professionale.
Indagando i pianeti in alta risoluzione (almeno 0,5 secondi d'arco), possiamo scoprire mondi spettacolari e in continua evoluzione: un pianeta non vi apparirà mai lo stesso neanche se lo osservate a distanza di poche ore.
Non solo pianeti, ma anche il Sole e la Luna sono oggetti estremamente interessanti.
Il nostro unico satellite naturale è così vicino che possiamo riprendere dettagli di poche centinaia di metri sulla sua superficie. Di fatto, non basterà una vita per individuare tutti i minuscoli crateri, montagne, colline, valli e scarpate.
Il Sole è l'unica stella della quale possiamo osservare distintamente la superficie; tutte le altre sono troppo lontane per vedere dettagli.
La superficie del Sole, detta fotosfera, cambia nel giro di appena due minuti, con imponenti moti di enormi sacche di gas che provengono dalle profondità e poi esplodono letteralmente rilasciando il loro immenso calore.
Se tutto questo non vi basta, concludo con qualcosa di ancora più sorprendente: nessun telescopio professionale dispone di risorse in grado di seguire costantemente i corpi del sistema solare.
Il risultato è scontato quanto inaspettato: quasi tutte le nuove scoperte vengono fatte dagli astrofili; molte delle immagini ottenute dai migliori astrofili vengono usate dai professionisti per studiare il comportamento, ancora piuttosto oscuro, di tutte le atmosfere planetarie.
Oltre al lato estetico, oltre ad avere a disposizione mondi in continua evoluzione che non finiranno mai di stupirvi, le immagini in alta risoluzione sono ormai così dettagliate che gli astronomi non possono più farne a meno!

Che cosa è l'astronomia

Prima di prendere il ritmo che vorrei dare al blog, sento che altri post introduttivi sono d'obbligo, prima su tutti un piccolissima panoramica su cosa sia l'astronomia e quale il ruolo dell'astronomo professionista e di quello dilettante (detto anche astrofilo) in questi anni in cui la tecnologia digitale ha rivoluzionato anche questo campo.
Una cosa mi sta molto a cuore: astronomia non fa rima con astrologia. L'astronomia è una scienza, l'astrologia solamente un gioco che spesso sfocia nella truffa.
Non confondete questi due termini, gli astronomi veri potrebbero risentirsi un po' se li chiamate astrologi!
Qualche utile lettura vi aiuterà, un buon punto d'inizio si trova qui (lasciatemi fare un po' di pubblicità!)

Un nuovo blog di astronomia (se mai ce ne fosse davvero bisogno!)

Quando ci si appresta ad iniziare una nuova avventura, grossa o piccola che sia, è doveroso presentare se stessi ed il progetto che si ha in mente.
E allora eccomi qui, mi chiamo Daniele Gasparri, astrofilo, aspirante astronomo, divulgatore scientifico e astrofotografo; tutti titoli abbastanza fumosi per riassumere una semplice cosa: l'immensa passione per l'Universo.
Questo spazio, periodicamente aggiornato, vuole riempire la staticità del sito internet principale (www.danielegasparri.com) che per come è stato concepito non può stare al passo con la velocità e l'immediatezza del web 2.0.
Cosa troverete su questo blog? Discussioni in libertà su temi rigurardanti l'Universo: dalla presentazione delle immagini che periodicamente riprendo, alla discussione delle più importanti notizie (serie) di astronomia, in un viaggio che mi auguro possa appassionare molti lettori curiosi di scoprire una piccola parte delle meraviglie dell'Universo.
Chi volesse conoscermi meglio o visionare il materiale già pubblicato, può consultare i miei siti web usati come magazzino: www.danielegasparri.com e www.lezionidiastronomia.it
A presto e grazie per aver letto!