mercoledì 30 novembre 2011

Qualche segreto sui filtri per le osservazioni astronomiche

Avevo parlato di questo argomento in una precedente versione del mio blog personale, ormai non più accessibile, e in un articolo comparso sul numero 140 della rivista Coelum.
Dopo aver ricevuto diverse mail in cui mi si chiedevano riferimenti, mi sono accorto che su internet non c'è traccia di questo articolo, così dopo una lunga ricerca nei miei vari hard disk ho scovato la versione finale apparsa su Coelum, completa di grafici e risultati.
Per tutti gli appassionati e curiosi, ecco qui l'articolo originale, sperando di fare cosa gradita.

domenica 27 novembre 2011

Astrofilo riprende un altro sistema planetario!

Che la strumentazione a disposizione degli astrofili abbia consentito negli ultimi anni dei passi da gigante, soprattutto nella fotografia astronomica, è ormai qualcosa di largamente documentato.
Meno chiaro è capire quali sono i limiti dell'attuale tecnologia digitale e degli strumenti a nostra disposizione per osservare il cielo.

La prima immagine amatoriale di un sistema planetario esterno
Non bastano quindi immagini planetarie migliori di quelle delle sonde, ne il fatto che si possa scoprire un pianeta estrasolare con un telescopio cinese da 25 centimetri di diametro; ora un astrofilo Neozelandese è riuscito addirittura ad ottenere la prima immagine di un sistema planetario esterno al nostro!

Rolf Wahl Olsen con un comune riflettore Newton da 250 mm ed una webcam modificata (si, una webcam!), è riuscito a riprendere il disco di polveri che circonda la stella australe Beta Pictoris (non visibile dalla nostre latitudini).
Non si vedono direttamente pianeti, ma un sottile e tenue disco di detriti nel quale si stanno sviluppando nuovi corpi celesti, di cui uno già scoperto con altre tecniche indirette.
Il disco di detriti ha un diametro di circa 250 miliardi di chilometri, posto ad una distanza di circa 50 anni luce.

L'immagine di Rolf Wahl Olsen è stata ottenuta con una particolare tecnica che ha permesso di oscurare il brillante disco stellare, che altrimenti avrebbe sovrastato con la sua luminosità tutta la regione adiacente.
Gli astronomi per fare questo utilizzano un accessorio chiamato occultatore, un po' troppo complicato e costoso per gli astrofili.

Wahl Olsen ha allora avuto una brillante idea: ha prima ripreso Beta Pictoris senza alcun filtro e con un'esposizione lunga per catturare anche il ben più debole disco di detriti. Successivamente ha individuato una stella di spettro simile (Alpha Pictoris) ed ha effettuato un'esposizione di lunghezza tale da dargli la stessa luminosità di Beta Pictoris sul sensore di ripresa.
A questo punto alla ripresa originale contenente il disco di polveri ancora offuscado dalla luce stellare, ha sottratto l'immagine dell'altra stella. Il risultato netto è la totale scomparsa dell'ingombrante luce stellare, con il disco di polveri che appare ben evidente.
Lo stesso autore afferma che si potrebbe fare di meglio, soprattutto con una camera di ripresa di qualità migliore rispetto alla webcam da lui utilizzata, ma questa rappresenta la prima ripresa amatoriale al mondo di un altro sistema planetario, quindi non posso cha fare i miei più sentiti complimenti!
Per confronto, questa è la prima immagine che nel 1984 gli astronomi professionisti ottennero con uno strumento ben più grande.

giovedì 24 novembre 2011

Mars Science Laboratory partirà per Marte il 26 Novembre

Dopo due anni di attesa, si apre di nuovo la finestra di lancio per le sonde dirette verso Marte, con il pianeta che si sta lentamente avvicinando alla Terra.
Il rover Curiosity cercherà tracce di vita nelle rocce marziane
Il prossimo sabato 26 Novembre partirà da Cape Canaveral la missione sicuramente più interessante.
A bordo di un razzo Atlas V il rover Mars Science Laboratory (MSL), chiamato anche Curiosity, si dirigerà verso il pianeta rosso.
Di struttura simile ai rover Spirit ed Opportunity, che per anni dal 2003 hanno passeggiato sul suolo marziano, Curiosity conterrà strumenti avanzati per indagare l'eventuale presenza di elementi adatti alla vita nel sottosuolo e nelle rocce o per scoprire (con moltissima fortuna) direttamente tracce di vita.
Uno degli strumenti più interessanti è un potente laser in grado di fare delle piccole perforazioni nelle rocce e liberare il gas contenuto.

Tutte le rocce infatti, quando si formano intrappolano anche una piccola parte del gas dell'ambiente in cui si sono solidificate, quindi contengono preziose informazioni sulla composizione atmosferica e del suolo a quel tempo. Si tratta in effetti di vere e proprie macchine del tempo, che consentono di scrivere una storia altrimenti difficile da scoprire.

Attraverso un piccolo ma profondo microforo, il gas contenuto nelle rocce verrà rilasciato ed analizzato dallo spettrometro di massa del rover per capirne composizione chimica e abbondanze.
Forse in questo modo si potrà comprendere meglio quali fossero le condizioni di Marte miliardi di anni fa e confermare o meno tutti i numerosi indizi che testimoniano un pianeta molto più simile alla Terra, con atmosfera contenente ossigeno ed un ambiente ricco di acqua liquida.

In attesa di questi preziosi risultati, godiamoci il lancio della sonda Sabato pomeriggio in diretta su NASA tv . La finestra di lancio inizia alle 16:02 orario di Roma e durerà per 42 minuti, all'interno dei quali, si spera, verrà effettuato il lancio, che inizialmente era previsto per il 25 Novembre.

Per saperne di più sulla missione, guardate le pagine dedicate del sito della NASA .
Non ci resta che augurare a questo piccolo robot radiocomandato una longevità almeno pari ai suoi predecessori.

mercoledì 23 novembre 2011

Pericolo collisione per la stazione spaziale [aggiornato]

Un allarme collisione è stato lanciato a bordo della stazione spaziale internazionale alle 20:06 locali del 22 Novembre a seguito dell'individuazione di un piccolo detrito spaziale in avvicinamento e addirittura probabile rotta di collisione nella mattinata di oggi, 23 Novembre.

Allarme collisione sulla ISS
Il detrito spaziale misura circa 10 centimetri e si pensa essere parte dei resti di un satellite meteorologico cinese disintegratosi nel 2007. Le dimensioni possono apparire esigue, ma viste le grandi velocità relative, superiori a qualche decina di migliaia di chilometri l'ora, anche un piccolo pezzo metallico potrebbe trasformarsi in un pericolosissimo proiettile.

Non si sa se l'oggetto colliderà con la stazione spaziale, presumubilmente no, ma sicuramente gli passerà vicino, tanto da aver fatto scattare, per la terza volta in 11 anni di servizio, l'allarme evacuazione. Mano a mano che si seguirà l'orbita del detrito spaziale si capirà se gli astronauti, al momento messi in allerta, dovranno rifugiarsi nella navicella di salvataggio Soyouz oppure potranno tornare alle loro quotidiane attività. La decisione è prevista per le 10:30 locali della mattinata di mercoledi 23 Novembre.
Al momento si sa solamente che la distanza di massimo avvicinamento potrebbe essere inferiore agli 850 metri. La collisione sembra scongiurata, ma il pericolo non è da sottovalutare a causa delle inevitabili incertezze nel prevedere l'esatta orbita del detrito.
Decisamente un bel benvenuto per l'equipaggio arrivato da appena una settimana!

La stazione spaziale ha degli scudi appositi in grado di neutralizzare l'impatto con oggetti fino alle dimensioni di un centimetro, tanto che in passato si sono già verificati eventi simili senza conseguenze per la struttura, ma nulla possono fare contro un detrito di dimensioni 10 volte superiori. L'eventuale impatto potrebbe danneggiare seriamente i pannelli solari o addirittura la struttura portante, provocando una rapida decompressione.

Generalmente quando si scoprono oggetti così pericolosi viene modificata l'orbita in modo da porsi ad una distanza di sicurezza, ma questa volta il caso ha giocato un colpo basso ed imprevisto: è stata proprio l'ultima manovra orbitale di routine che ha portato la stazione spaziale in rotta di collisione con questo detrito di cui si ignorava l'esistenza. Di conseguenza, il pericolo è stato scoperto quando ormai era troppo tardi per tentare un'altra manovra orbitale. L'unica speranza, quindi, è che anche questa volta il proiettile spaziale sfiori la stazione senza creare pericoli. Gli astronauti saranno comunque al sicuro, ma i danni scientifici ed economici di un eventuale impatto potrebbero essere irreparabili.

Gli impatti di piccoli detriti spaziali o micrometeoriti non sono di certo nuovi nella storia dell'astronautica.
Guardate come erano ridotti i pannelli solari della gloriosa stazione spaziale MIR dopo anni di servizio e di esposizione a detriti e micrometeoriti.
Questo invece è il piccolo cratere lasciato sul finestrino dello Shuttle Challenger a seguito dell'impatto con un micrometeorite (di quelli che producono delle deboli meteore quando entrano in atmosfera).

Se volete saperne di più, date un'ochiata qui, e seguite l'homepage di space.com (e questo post) per ulteriori aggiornamenti.

Aggiornamento 23/11 ore 18:30
Buone notizie per l'equipaggio della ISS.
La Nasa ha ridimensionato il pericolo della congiunzione con il detrito spaziale, affermando che per gli astronauti non ci sono pericoli, quindi nessun bisogno di rifugiarsi nella capsula di salvataggio Soyouz.
Anche per questa volta possiamo tirare un sospiro di sollievo!

martedì 22 novembre 2011

Mia conferenza sabato 26 Novembre

Nel ciclo di conferenze organizzato dall'associazione astrofili Paolo Maffei di Perugia, era prevista per sabato 26 Novembre la conferenza di Bruno Moretti Turri ed il 3 Dicembre la mia.
Bruno Moretti ha chiesto però di scambiare le date delle due conferenze, quindi sabato prossimo alle ore 21:30 presso la sede del POST in piazza del Melo a Perugia, parlerò io.
Argomento?  Pianeti extrasolari e ricerca di nuove terre.
Ingresso naturalmente gratuito, come sempre, prenotazione obbligatoria (ma potreste entrare anche senza prenotare) al numero: 0755736501.
La conferenza sarà visibile anche online al solito canale ustream: www.ustream.tv/channel/astrofilimaffei .
Vi aspetto numerosi!

domenica 20 novembre 2011

Cadute lunari!

I 12 astronauti che hanno avuto il privilegio di toccare e passeggiare sul suolo lunare durante i lontani e forse irripetibili anni della corsa allo spazio, erano uomini dalle doti psicologiche e fisiche eccezionali, con alle spalle anni di addestramenti militari.
Nonostante tutto questo, erano uomini come tutti noi e benché fisicamente super allenati, camminare correttamente sulla superficie della Luna con una gravità pari ad 1/6 di quella terrestre e con una tuta estremamente rigida non era per niente facile.
Se vi state chiedendo come faccio a sapere tutto questo, vi consiglio di guardare il video seguente, che ha riassunto in una specie di "compilation" alcuni momenti in cui questi super uomini avevano a che fare con situazioni tipicamente umane e incontrollate: rialzarsi da una caduta!
Direttamente dalla Luna, ecco a voi alcuni momenti davvero buffi!

sabato 19 novembre 2011

Venere è tornato nel cielo serale

Finalmente dopo un'attesa durata un anno e mezzo, il pianeta Venere si rende di nuovo visibile nei cieli serali appena dopo il tramonto del Sole.
Venere in fase sottilissima ripreso in pieno giorno
Impossibile non rintracciarlo, visto che è circa 7 volte più brillante di Giove. Quella luce che brilla poco dopo il tramonto del Sole è proprio l'astro che domina questi pomeriggi autunnali.

Venere è il pianeta più vicino alla Terra ed orbita ad una distanza dal Sole minore rispetto al nostro pianeta.
A causa di questo, esso non si potrà mai osservare alto nel cielo buio, ma sempre prospetticamente vicino alla nostra stella.
Anche l'aspetto ne è influenzato: Venere infatti mostra il fenomeno delle fasi, simili a quelle lunari.
In queste settimane ha da poco superato quella che viene detta congiunzione superiore, posizione geometrica che lo ha visto transitare prospetticamente quasi dietro il disco solare.
Nei prossimi mesi si allontanerà gradualmente ma vistosamente dalla nostra stella; di conseguenza la fase, che ora è quasi piena, si assottiglierà, aumenterà anche il diametro apparente, ancora di soli 11" e la sua altezza sull'orizzonte ovest.

La "stella" della sera sarà presente nel cielo almeno fino a maggio 2012, raggiungendo la massima elongazione nel prossimo mese di Marzo. La sua magnitudine apparente, già pari a -3,9, sfiorerà la -5 circa un mese prima della congiunzione inferiore, quando il pianeta sarà illuminato per solo il 25%.
Pensate che in queste condizioni, osservando da un cielo buio, la luce del pianeta è sufficiente per proiettare una debole ombra in terra!

Al telesocopio il pianeta si mostra avaro di dettagli, anche se già la fase risulta davvero spettacolare, soprattutto quando è molto sottile.
L'aspetto di Venere cambia a seconda della lunghezza d'onda

In fotografia è probabilmente il corpo planetario che mostra più sorprese: con un filtro UV si possono riprendere gli imponenti sistemi di nubi che solcano perennemente il pianeta.
Con un filtro IR si possono riprendere le nubi che si trovano a quote inferiori rispetto all'ultravioletto: il loro aspetto è totalmente diverso e di fatto rivelano un altro pianeta.

Non tutti forse sanno che la luminosità di Venere è più che sufficiente per farlo osservare anche in pieno giorno, con il Sole alto sull'orizzonte. Se si sa esattamente dove guardare ed il cielo è trasparente, proverete l'emozione di osservare un oggetto di aspetto stellare in pieno giorno!
Le osservazioni telescopiche si conducono addirittura meglio rispetto alla notte, perché la luce del pianeta non appare più così elevata all'occhio da cancellare i deboli dettagli che si possono ammirare anche nel visibile.

Buone osservazioni!

venerdì 18 novembre 2011

Esiste (o potrebbe esistere) il pianeta Nibiru?

Parlando di opinioni ed idee preconcette che selezionano ed in qualche caso alterano la ricerca di prove a supporto, vale la pena introdurre e smontare brevemente questo argomento, considerando anche l'attenzione mediatica che ha ricevuto.
Se ne parlo brevemente è semplicemente perché non c'è davvero molto da dire, visto che tutto quello che si dice in merito a questo fantomatico pianeta è del tutto fantasioso.
Vi dirò di più, soprattutto a coloro che pensano che il silenzio della comunità scientifica sia indice di un mega complotto mondiale per cercare di nascondere la verità: non è così! 

La presunta posizione di un pianeta inesistente: Nibiru
La comunità scientifica, quella seria, non ne parla perché non prende neanche in considerazione questa panzana nata e sviluppatasi soprattutto grazie ad internet, purtroppo voce anche di gente senza basi scientifiche o, a pensare male, senza scrupoli. 

Da persona che conosce un pochino gli ambienti della ricerca, questo è un argomento che qualche volta si pronuncia solamente al bar, nel momento di raccontare barzellette o stranezze della vita, alla stregua di quanti raccontano storie su asini che volano o principesse che a mezzanotte tornano ad essere povere serve. Sfortunatamente i media, anche e soprattutto quelli tradizionali, rilanciano, gonfiano e spacciano questa notizia per vera, ma vi assicuro che non esiste alcun pianeta chiamato Nibiru, e men che meno in rotta di collisione o in avvicinamento alla Terra (nel 2012?). 

Intanto cominciamo da considerazioni esterne al mondo astronomico, che riguardano principalmente la cronaca.
Nibiru è un nome ricorrente nei racconti degli antichi Babilonesi. Dal ritrovamento di alcune tavolette si è capito che questa popolazione identificava con Nibiru il pianeta Giove, ben visibile per 11 mesi l'anno, tutti gli anni, come una "stella" molto brillante nel cielo.
Solamente negli anni recenti due scrittori, Zecharia Sitchin e Burak Eldem (non due scienziati, né archeologi), hanno diffuso la notizia che gli scritti Sumeri in realtà identificano con Nibiru un pianeta sconosciuto. Questa interpretazione è evidentemente servita agli scrittori per sviluppare romanzi e/o farsi notare dal grande pubblico, ma non ha nulla di vero. 
Sull'onda dell'entusiasmo, nel 1995 Nancy Lieder, un tipo che si definisce contattista (ed anche qui c'è da ridere, cosa significa??) ha collegato la leggenda di Nibiru, introdotta da Sitchin e Eldem, al calendario Maya, che nel nostro 2012 segna la fine di un'era. Come ogni bufala priva di senso, la notizia ha attirato la curiosità e si è allargata a macchia d'olio grazie ad internet.
Il calendario Maya finisce nel 2012, chissà quale catastrofe dovrà accadere!
Bene, vi dico che la probabilità di una catastrofe è la stessa che si è avuta a cavallo tra il 1999 e il 2000 o ogni volta in cui un secolo o un millennio stavano finendo.
La fine di un'epoca del calendario Maya è del tutto equivalente alla fine di un millennio del nostro calendario Gregoriano, perché dunque proprio in questa data dovrebbe succedere chissà cosa?
Torniamo ora al "pianeta", che ha gabbato fior fiori di astronomi di tutto il mondo (ma perché ci pagano se non riusciamo neanche a trovare un pianeta più grande della Terra!....già, in Italia non ci pagano!....)

Secondo coloro che propongono la teoria di questo fantomatico pianeta, esso dovrebbe orbitare non molto lontano dalla Terra, con la quale avrà un incontro devastante proprio nel dicembre 2012. E qui entriamo nelle argomentazioni di natura fisico-astronomica che mi sono più congeniali.

Supponiamo, per assurdo, che i tizi citati fino ad ora non si siano inventati delle balle colossali spacciandole per vere e andiamo ad esaminare se ciò da loro previsto potrebbe avere almeno una base fisica plausibile, ovvero se potrebbe in linea di principio esistere davvero questo pianeta gigante con le proprietà profetizzate da questi signori e ancora non avvistato da nessuno.

Bene, non c'è uno, dico un principio fisico che ammetta l'esistenza di questo pianeta. Ecco qua qualche spunto:
1)     I corpi maggiori del sistema solare si conoscono da centinaia di anni e sono perfettamente visibili ad occhio nudo. Se questo fantomatico Nibiru, da alcuni definito un pianeta gigante, si dovesse trovare entro due miliardi di chilometri dalla Terra, ergo almeno alla distanza di Saturno, sarebbe perfettamente visibile ad occhio nudo, brillando almeno come Sirio, la stella più brillante del cielo. Caspita, possibile che non riusciamo a vedere una cosa del genere in cielo? Ho capito che spesso piove o ci sono le nuvole, ma l'ultima volta che ho visto le stelle non ho notato niente di strano.
Complichiamoci la vita, diciamo che il pianeta c'è, ma potrebbe essere molto, molto opaco e risultare così molto debole (benché anche se fosse scuro come il carbone sarebbe ugualmente visibile ad occhio nudo!).
Se pensiamo che ogni notte telescopi professionali e amatoriali scandagliano il cielo e riescono a scoprire massi di pochi chilometri di diametro a distanze di miliardi di chilometri, come è possibile non vedere un pianeta simile alla Terra?
Per chi mastica un po' più di astronomia: ogni notte il cielo viene scandagliato con una magnitudine limite intorno alla 20, ed infatti tutti gli oggetti nuovi che vengono scoperti (comete, asteroidi) hanno questa luminosità. Un oggetto di magnitudine 20 dalle dimensioni della Terra semplicemente non esiste in tutto il sistema solare!
Insomma, di sicuro questo pianeta non esiste almeno fino a metà della distanza che ci separa dalla stella più vicina, Proxima Centauri, a 4,3 anni luce.
Il primo colpo è assestato, ma chiaramente chi crede incondizionatamente ad una cosa e non vuole vedere altro, fa di tutto per giustificarla. Allora ecco che taluni dicono che non possiamo vedere il pianeta perché si trova sulla stessa orbita della Terra, ma esattamente dalla parte opposta, quindi sempre nascosto dal Sole. Ipotesi irrealistica per qualche spicciolo motivo logico: in questi casi esso sarebbe totalmente invisibile dalla Terra, ma di certo non dalle numerose sonde che si trovano su altri pianeti e che orbitano attorno al Sole con un periodo diverso dall'anno terrestre.
Ammettiamo, per assurdo, che per qualche motivo queste sonde non riescano a vedere il pianeta.
Potrebbe quindi esistere nascosto dalla luce solare, sempre nella parte opposta rispetto alla Terra (quindi, per la terza legge di Keplero, orbitante alla stessa distanza dal Sole rispetto al nostro pianeta) e fatto di un materiale così scuro (che non esiste) tale da essere invisibile alle grandi distanze alle quali si trovano le sonde spedite su Marte, Saturno e Plutone.
A questo punto il pianeta sarebbe invisibile: capperi, vuoi vedere che hanno ragione quelli che si sono svegliati una mattina e non coloro che come me hanno pure dovuto farsi il mazzo all'università? Tutto è possibile; chiediamoci allora se sotto queste condizioni potrebbe esistere il pianeta. Potremmo non accorgerci della sua esistenza?
Bene, messa così la risposta è semplice, i miei sacrifici universitari sono salvi: NO! Non può esistere! Per questo punto: 

2)  La dinamica del sistema solare è modellata dalla forza di gravità, la cui intensità è proporzionale alla massa del corpo ed inversamente proporzionale alla distanza al quadrato.
Un oggetto di dimensioni simili alla Terra disturba notevolmente il moto dei corpi celesti posti nelle vicinanze, e per vicinanze si intende milioni di chilometri. Se anche non fossimo in grado di vedere questo Nibiru al telescopio per qualche motivo oscuro alle attuali leggi della fisica e del buon senso, dovremmo essere in grado, sicuramente, di osservare il disturbo gravitazionale esercitato dalla sua presenza su tutti i corpi del sistema solare, compreso il Sole!
In questo caso ci viene in aiuto la ricerca sui pianeti extrasolari, che ha sviluppato una tecnica di studio delle perturbazioni gravitazionali molto potente ed efficiente (vedi capitolo 34), che permette, inoltre, di scoprire piccoli satelliti attorno a remoti asteroidi.
Bene, nessun disturbo gravitazionale è stato individuato associato a questo fantomatico pianeta!
Anche questo punto quindi confuta la teoria, che chiaramente si modifica di conseguenza ed afferma che questo Nibiru si trova allora lontano dalla Terra, molto lontano, e benché sia enorme è debolissimo. Neanche questa ipotesi regge, perché:

3)    Il sistema solare è stato studiato attentamente per decine e decine di anni, con telescopi e sonde automatiche che si dirigono verso gli altri pianeti. Non si è mai avuta l'evidenza di un pianeta nuovo in queste regioni, né ottica né fisica, e non per mancanze tecnologiche, semplicemente perché non c'è.
Abbiamo capito che questo Nibiru non esiste, ma avrebbe effettivamente potuto esserci?
NO, per questo motivo:

4)     Tutti i modelli che considerano un pianeta aggiuntivo nelle regioni interne a Nettuno prevedono una notevole instabilità: in altre parole, non può esistere fisicamente un pianeta aggiuntivo all'interno di queste regioni senza che si creino sconvolgimenti anche pesanti dell'intera dinamica del sistema solare. 

L'unica cosa vagamente plausibile potrebbe essere che il pianeta si trovi molto oltre l'orbita di Nettuno, nella regione chiamata nube di Oort, e transiti nelle regioni interne per qualche motivo e per breve tempo. 

Anche questa ipotesi, però, presenta dei problemi, perché:
1)      Se nel 2012 avrà un incontro con la Terra, a meno che non viaggi a velocità superiori a quelle di qualunque orbita stabile nel sistema solare, esso avrebbe dovuto trovarsi almeno nei pressi dell'orbita di Saturno già nel 2010 e risultare perfettamente visibile, attraverso metodi diretti (immagini) o indiretti (disturbo gravitazionale);
2)      Nella nube di Oort e nella più interna fascia di Kuiper, sebbene esistano corpi celesti anche di dimensioni cospicue (ad esempio Sedna), è molto difficile che esistano oggetti grandi come e più della Terra, per ragioni collegate alla formazione primordiale del sistema solare e alla quantità di materiale presente in quelle remote regioni celesti (insomma, non c'è abbastanza massa per creare un pianeta così grande!).

Questi sono i punti salienti del perché non può esistere e mai esisterà un nuovo pianeta nel sistema solare con le proprietà di Nibiru.
Tutti coloro che credono a questa favola, con le sue numerose varianti, sono semplicemente stati ingannati da gente ignorante o che ci marcia di proposito.

Un'ultima constatazione. 
La rivoluzione tecnologica di questi ultimi anni ha reso disponibile anche a semplici appassionati di astronomia una quantità di strumenti che sono perfettamente in grado di scoprire nuovi corpi celesti e tracciare con poche osservazioni la loro orbita.
Non è un caso se molti astrofili scoprono piccole comete o asteroidi con la loro strumentazione ed in modo indipendente dai grandi centri di ricerca, che a detta di alcuni dovrebbero essere coinvolti in un super complotto (sic!). 
Perché nessun astrofilo sparso sulla superficie terrestre ha mai osservato un oggetto neanche lontanamente sospettabile di poter essere questo immaginario pianeta?
Semplicemente perché non esiste, inutile arrampicarsi su posizioni impossibili da sostenere.

La scienza e la logica non mentono e non è giusto spacciare una leggenda, una favola adatta a romanzi e film di fantascienza, per vera e magari farci audience e denaro. 
Ogni riferimento a trasmissioni televisive è puramente voluto!
Questo gioco si chiama truffa, come le previsioni dei tarocchi dei maghi, o quei guaritori che curano le malattie con il fluido (sic!) delle mani.

mercoledì 16 novembre 2011

La Terra vista dalla Luna

Continua la mia avventura tra le immaigni delle missioni lunari, soprattutto quelle dell'Apollo 11 per il carico emotivo di essere le prime mai viste da un essere umano.
In un precedente post vi ho fatto vedere un'immagine della Terra in una calda giornata (per l'Italia) del Luglio 1969, poche decine di ore prima della storica prima passeggiata sul suolo lunare.

La Terra vista dalla Luna
Ora invece voglio soddisfare una mia curiosità: come appare la Terra vista dalla superficie lunare? Cosa hanno visto gli astronauti che per primi hanno posato il piede sulla superficie selenica?
Immaginate per un attimo di trovarvi in un mondo totalmente alineo, il cielo è scuro anche se è pieno giorno, si vedono le stelle che più o meno sono simili a ciò che si può osservare da un cielo scuro terrestre.
Ad un certo punto, in una parte di cielo, vedete comparire un disco azzurro, quattro volte più grande della Luna piena che siamo abituati ad osservare sulla Terra, un disco che resta sempre fisso nel cielo e che ruota in appena 24 ore.
Si, quel disco azzurro che si staglia con una fase poco maggiore del primo quarto è il nostro lontano pianeta, distante circa 385000 km. Potete vedere i continenti più grandi, gli imponenti sistemi di nubi che spesso nascondono la superficie ed una grande quantità di acqua liquida.
Nel silenzio che regna in questo punto di osservazione così straordinario ma anche così alieno, sembra pure un posto estremamente calmo e pacifico.
Le urla delle vicende di quei piccoli esseri umani che spendono la vita cercando di distruggere il prossimo non sono state mai così lontane.

Qui trovate la versione a maggiore risoluzione

martedì 15 novembre 2011

Aggiornamenti solari

Giornate molto interessanti per la nostra stella e tutti gli osservatori che la possono ammirare, soprattutto con speciali telescopi centrati sula riga H-alpha dell'idrogeno ionizzato che permette di osservare protuberanze e filamenti.

Il grande filamento del 14 Novembre
Per chi non lo sa, protuberanze e filamenti sono fisicamente la stessa cosa: delle lingue di gas incandescente espulse dalla superficie del Sole che possono raggiungere estensioni di milioni di chilometri.
Quando la lingua di fuoco viene vista vicino al bordo appare brillante e viene chiamata protuberanza, mentre quando si staglia sul disco del Sole appare più scura per contrasto con la brillante cromosfera e viene soprannominata filamento.

Il Solar Dynamics Observatory della NASA ha ripreso quello che sicuramente è il filamento più grande degli ultimi anni: una lingua di gas che abbraccia quasi tutto il disco solare, con un'estensione di circa 1 milione di chilometri!
Il filamento visibile il 14 Novembre era alla portata dei piccoli telescopi solari H-alpha: qualcuno l'ha osservato o ripreso? Mi piacerebbe vedere immagini amatoriali.

Di riprese amatoriali invece ve ne sono in abbondanza della gigantesca protuberanza ad arco comparsa l'11 Novembre; sebbene di dimensioni inferiori rispetto al filamento del 14, stiamo parlando di un'estensione decine di volte superiore alla Terra. Date un'occhiata a questa immagine amatoriale per rendervene conto!

Altra notizia solare coinvolge direttamente il pianeta Venere.
Un'ingente quantità di massa coronale è stata espulsa dal Sole proprio nella sua direzione. Il grande flusso di particelle cariche dovrebbe raggiungere l'atmosfera del pianeta in queste ore (mattina del 15 Novembre).
Se Venere avesse avuto un campo magnetico simile a quello terrestre, si sarebbero prodotte eccezionali aurope polari visibili fino alle medie latitudini, ma non è questo il caso.
Venere infatti non ha un campo magnetico apprezzabile, quindi le particelle provenienti dall'esplosione solare impatteranno direttamente l'atmosfera. Gli scienziati credono che l'alta densità del flusso di particelle sia in grado di erodere parte dell'atmosfera del pianeta, proprio come un forte vento è in grado di far volare via la sabbia del deserto.
Stiamo parlando di quantità infinitesime rispetto all'enorme quantità di gas contenuto nell'atmosfera di Venere. E visto che la composizione è per oltre il 96% anidride carbonica e acido solforico, una ripulita non gli farebbe di certo male, tanto cosa può esserci di peggio per gli sventurati venusiani di una temperatura di 500°C (di notte e di giorno) e nubi perenni composte di acido solforico? Forse una leggera nevicata di dolce ed incandescente piombo fuso? C'è anche questo!

lunedì 14 novembre 2011

Online la bellissima conferenza di Corrado Lamberti

Sabato 12 Novembre al POST di Perugia, Corrado Lamberti, ospite dell'associazione astrofili Paolo Maffei, ha tenuto un'interessantissima e avvincente conferenza sui grandi temi della cosmologia moderna.
L'intera serata è stata registrata ed è disponibile online a questo indirizzo: http://www.ustream.tv/channel/astrofilimaffei . Consiglio a tutti di seguirla ed apprezzare la chiarezza ma allo stesso tempo il rigore scientifico del relatore, a cui vanno di nuovo e pubblicamente i miei più sinceri complimenti.
Grazie Corrado!

Il prossimo 26 Novembre sarà ospite Bruno Moretti Turri che ci parlerà del progetto SETI e della ricerca (seria) di vita extraterrestre.
Ingresso gratuito, ore 21:30 al POST in piazza del Melo, Perugia.

domenica 13 novembre 2011

Il nostro magnifico pianeta dallo spazio

Sin da piccolo ho sempre immaginato fome fosse guardare la Terra dallo spazio; non dai soli 350 km della stazione spaziale, ma da una distanza alla quale la vediamo grande come la Luna o poco di più.
Come apparirebbe il nostro pianeta? Di che colore sarebbe? quali e quanti continenti potrei vedere ad occhio nudo?

Probabilmente non avrò mai la possibilità di provare direttamente questa emozione, ma con una bella ricerca su internet è possibile avvicinarvisi quel tanto che basta per far provare un brivido di emozione al mio corpo.

Pochi giorni fa mi sono imbattuto in un sito bellissimo: l'altlante delle immagini scattate dagli astronauti delle missioni Apollo durante i loro viaggi al di fuori del nsotro pianeta negli anni 60-70.
Ho cercato a fondo un'immagine che potesse causarmi un tuffo al cuore, e alla fine l'ho trovata.

La Terra e l'Italia in una calda giornata del Luglio 1969
La Terra ripresa dagli astronauti dell'Apollo 11 poco prima di immettersi nell'orbita lunare e scendere per la prima volta sul suolo selenico.
Sono rimasto per diversi minuti ad ammirare questa immagine che mostra il nostro pianeta con una fase di poco superiore al primo quarto. Non solo per la meravigliosa bellezza di colori e contrasti visibili, ma anche e soprattutto per il significato.
Questa foto è stata scattata dai primi uomini che da lì a poche ore avrebbero camminato sul suolo lunare; degli uomini che si sono spinti laddove nessuno fino a quel momento era andato.
Ammirare la foto significa vivere le emozioni di quei pionieri che per la propria passione ed i propri sogni hanno rischiato la loro vita. Riesco a percepire la mano emozionata di colui che dall'olbò del finestrino del piccolo Apollo 11 ha immortalato su pellicola fotografica questo spettacolo, magari dopo averlo ammirato per diversi minuti. Qui trovate la versione a risoluzione piena

E come se non bastasse, nella foto a piena risoluzione è ben visibile anche l'Italia, in una calda e soleggiata giornata del Luglio 1969. Chissà, forse alcuni, me compreso, non erano ancora nati. In quel giorno, magari, mentre tre coraggiosi uomini stavano fotografando il nostro pianeta da centinaia di migliaia di chilometri di distanza, molti italiani si trovavano in vacanza a bordo delle loro cinquecento, grazie al boom economico.
E chissà cosa si diceva del clima; cosa trasmetteva la tv in bianco e nero, cosa facevano e sognavano i giovani di allora diventati gli uomini di oggi e dove si trovavano le persone a noi care che non ci sono più.

Guardo questa immagine e non posso fare a meno di emozionarmi perché contiene un mondo, una società e le vite di miliardi di persone che in quel momento erano i custodi di questo meraviglioso pianeta.

sabato 12 novembre 2011

Un bel quadretto cosmico: Marte e Regolo in congiunzione

Il pianeta rosso si sta lentamente avvicinando alla Terra, fino all'opposizione (momento di massima vicinanza) previsto per Marzo 2012.
Nel suo peregrinare celeste, in questi giorni si trova a poca distanza da Regolo, la stella più brillante della costellazione del Leone.
Il quadretto cosmico, detto congiunzione in gergo astronomico, è bello ed emozionante.
Marte brilla di un colore nettamente tendente al rosso, mentre Regolo è bianca: un gioco di contrasti davvero suggestivo.
Marte e Regolo la mattina del 13 Novembre 2011
Parlando di emozioni, non possiamo non fermarci un attimo a riflettere. Quei due punti così simili sono in realtà manifestazioni completamente diverse dell'Universo.
Marte, piccolo pianeta vicino alla Terra, con cui condivide la luce del Sole, di trova attualmente a circa 100 milioni di chilometri.
Regolo, invece, è una stella 4 volte più massiccia del Sole, distante 77,5 anni luce.

Per chi non se lo ricorda, un anno luce è la distanza che percorre la radiazione elettromagnetica nel vuoto in un anno, pari a 9460 miliardi di chilometri!
Regolo quindi dista dalla Terra circa 733150 miliardi di chilometri (733150000000000 km!).
Quei due punti così vicini quindi, in realtà non sono mai stati più distanti.

Questo è il bello dell'astronomia: non si usano gli occhi per sbalordirsi con effetti speciali, ma come mezzo per rendersi conto, nel profondo, della bellezza dell'Universo.

venerdì 11 novembre 2011

Oggi è il 11/11/11. E quindi?

Un post che con l'astronomia non ha molto a che fare, ma non posso esimermi dal dire due parole veloci su questa data.
Si, oggi è l'11/11/2011, o come piace abbreviare ai giornalisti per cercare uno scoop che in realtà non c'è: 11/11/11. Vi dirò di più: guardate l'orario di pubblicazione di questo post. 
Visto che alcuni avvertono della pericolosità di questa data, ho scritto questo post con un giorno di anticipo, così posso dare alla maledizione l'occasione per prendersela con me con calma. Non si sa mai, fossi stato occupato mi sarei perso un'occasione unica! 

Naturalmente sto scherzando.
Secondo il nostro calendario, che non è neanche l'unico sulla Terra, domani sarà un giorno dalla forma particolare: una semplice curiosità legata ad una sequenza di numeri uguali, niente di più.
Inutile tirare in ballo significati più o meno mistici e/o velati, come paraltro qualche "buon" giornalista non ha mancato di fare. Il nostro calendario, chiamato gregoriano, lo abbiamo deciso noi (in senso lato); il sistema di misurazione dei giorni è quindi totalmente arbitrario e privo di alcun legame con gli eventi della Natura o dell'Universo.
A livello scientifico, quindi, è un giorno come un altro; l'unico modo per farlo diventare diverso è dato dall'effetto psicologico di chi crede sia collegato a sfortune, maledizioni, tragedie e via dicendo. 

Se volete evitare una sorta di effetto placebo, date uno sguardo agli altri calendari.
Per quello islamico oggi è Venerdì 14 Dhul-hijja 1432. Secondo il calendario Giuliano è una tranquilla giornata di Ottobre 2011. I nostri amici ebrei hanno superato la maledizione di questa data da qualche migliaio di anni, visto che sono nell'anno 5772, beati loro!
Questo è un link per divertirvi a convertire le date in molti altri calendari; ci sono anche chicce per nerd, come il tempo secondo il sistema operativo Unix!

Capisco che il fascino dei numeri e del mistero può essere irresistibile e mi duole di fare sempre il guastafeste, ma non prendete questa data più seriamente di un insolito accostamento di cifre uguali che non si ripeterà per molto tempo (a meno di non cambiare calendario!).

Direi che il Corriere della Sera ha presentato un articolo capolavoro, che linko giusto per farvi quattro risate. Io, in barba a tutti probabilmente nell'ora in cui verrà pubblicato in automatico questo post mi troverò a passeggiare sotto una serie di scale in un rifugio di gatti neri con un ombrello aperto.

giovedì 10 novembre 2011

Il diametro nell'alta risoluzione

Le leggi dell'ottica affermano chiaramente che a parità di condizioni (turbolenza atmosferica, qualità ottica, collimazione...) uno strumento di diametro maggiore ha una risoluzione migliore di un telescopio di diametro inferiore.
Uno dei criteri più semplici ci dice che il potere risolutivo teorico, nel visibile, può essere determinato da una relazione molto semplice, detta formula o criterio di Dawes: PR=115/D, dove D è il diametro del telescopio espresso in millimetri.

Questo criterio di natura empirica fu sviluppato da Dawes a seguito dell'osservazione di numerose stelle doppie di luminosità paragonabile.
Attualmente, con le moderne tecnologie digitali, il potere risolutivo massimo di uno strumento può essere anche dimezzato rispetto alla formula di Dawes.

A prescindere da complessi dircorsi sul potere risolutivo, argomento in merito al quale potremmo scrivere centinaia di pagine senza venirne a capo, vorrei soffermarmi un attimo sull'aspetto pratico, ovvero: come si manifesta il diverso potere risolutivo in funzione dello strumento utilizzato?

Le parole e le formule alla fine lasciano il tempo che trovano, se non riusciamo a quantificare meglio quanto è il guadagno che uno strumento, ad esempio di 35 centimetri, ha rispetto ad un piccolo telescopio da 10 cm.
Comprendere le differenze sulla base delle immagini è fondamentale anche per farsi delle idee migliori su quali sono i limiti strumentali e quali dovrebbero essere le aspettative che competono a ciascun telescopio.

Posto che per i nostri scopi trascuriamo l'ostruzione e la differente configurazione ottica, elementi che non alterano sensibilmente la risoluzione massima raggiungibile, di seguito riporto un paio di esempi su cosa sia possibile ottenere al massimo con telescopi di diametro compreso tra 10 e 35 centimetri, quindi la quasi totalità degli strumenti utilizzati dai principianti.

Prima di lasciar parlare le immagini, mi preme dirvi che quelli che state per osservare sono i migliori risultati che ci si può aspettare dal proprio telescopio, se e solo se sono soddisfatte una serie di variabili che dipendono in gran parte da noi: acclimatamento dello strumento, appropriata tecnica di acquisizione ed elaborazione, camera di ripresa adeguata (non semplici webcam o reflex), collimazione del telescopio, luogo di osservazione, seeing.

Proprio per la presenza di un numero elevatissimo di variabili che prescindono il puro diametro strumentale, un confronto del genere deve essere fatto con cognizione di causa.
Per evitare il più possibile la dipendenza da queste variabili e mostrare solamente il potenziale massimo dello strumento, ho selezionato le migliori immagini riprese nel corso di ben 8 anni. Il campione da cui ho potuto attingere è stato abbastanza vasto (oltre 300 riprese) da ridurre al minimo la loro influenza e mostrare le reali potenzialità ottiche al variare del diametro strumentale.
Buona visione!

La Luna



Giove

Saturno
Ganimede (satellite di Giove)

martedì 8 novembre 2011

Sabato 12 Novembre: conferenza di Corrado Lamberti

Sabato prossimo ci sarà la seconda conferenza del ciclo organizzato dall'associazione astrofili Paolo Maffei e la fondazione POST di Perugia.
Sabato 12 Novembre: conferenza di Corrado Lamberti
Questa volta il tema sarà la cosmologia, con particolare attenzione alle ultime scoperte sulla struttura, nascita ed evoluzione dell'Universo.
Il relatore sarà Corrado Lamberti, astrofisico e divulgatore tra i più apprezzati nel panorama italiano. Direttore per molti anni della rivista L'Astronomia, ha fondato nel 2003 insieme a Margherita Hack la rivista Le Stelle.
Attualmente è direttore editoriale della collana Le Stelle, edita da Springer.
Il suo ultimo libro: Capire l'Universo, parla proprio delle nuove frontiere della cosmologia e sarà disponibile durante la serata con eventuale dedica dell'autore.

La conferenza avrà inizio alle 21:30 presso la sede del POST, in piazza del Melo, vicino al centro storico di Perugia.
La prenotazione per motivi logistici è obbligatoria, ma l'ingresso è gratuito e libero.

Per prenotare chiamare il numero: 0755736501

lunedì 7 novembre 2011

Un asteroide sta per "sfiorarci", ma niente paura!

Premessa doverosa: il significato di alcune parole in astronomia è diverso rispetto alla vita quotidiana, quindi non allarmatevi e leggete rilassati l'articolo, non facendovi ingannare da alcuni termini volutamente allarmistici che potete leggere su alcuni siti di informazione generalista.

Percorso dell'asteroide YU55 la sera dell'8 Novembre
2005YU55 è il nome, a dire il vero poco romantico o spaventoso, di un asteroide di circa 400 metri di diametro che il prossimo 8 Novembre "sfiorerà" il nostro pianeta.
Cosa significa "sfiorare"? In questi casi, quando si parla di asteroidi, significa che il corpo celeste passerà ad una distanza pari o di poco inferiore a quella dell'orbita lunare.
2005YU55 infatti passerà a circa 325000 km dalla Terra: non impatterà con il nostro pianeta e non causerà alcun tipo di disturbo, ne ora, ne per almeno i prossimi 100 anni.
Nessun problema quindi per la Terra, e neanche per la Luna, che si troverà in una posizione ben diversa rispetto alla traiettoria seguita dall'asteroide. Qui potete vedere una breve animazione del percorso seguito dall'asteroide rispetto al sistema Terra-Luna

Astronomicamente parlando, l'incontro è estremamente interessante, visto che i passaggi così ravvicinati di corpi celesti di cospicue dimensioni sono piuttosto rari.
L'ultima volta che un asteroide maggiore di 100 metri ha sfiorato il nostro pianeta risale al 1976 e non si prevedono altri incontri fino al 2028.
Un incontro così ravvicinato rappresenta quindi un'opportunità unica per studiare corpi celesti ancora sconosciuti, quanto estremamente importanti.
Gli asteroidi infatti rappresentano la chiave per conoscere le prime fasi del sistema solare, essendo dei veri e propri fossili da cui poter ricostruire in modo dettagliato le proprietà del Sistema Solare primordiale.

A causa delle loro piccole dimensioni e della generale lontananza dal nostro pianeta, sono pochissimi gli asteroidi studiati con sufficiente dettaglio, per di più attraverso costose e complicate sonde interplanetarie.
In questa occasione, invece, gli astronomi possono studiare il corpo celeste comodamente seduti nella sala operativa dei grandi telescopi e radiotelescopi terrestri; decisamente un gran bel risparmio in tempi di crisi.

Anche gli astrofili possono osservare questo piccolo corpo celeste sfrecciare nel cielo ad una velocità angolare eccezionalmente elevata: superiore a 500"/minuto. Se non sapete quanto vale questo valore, pensate che il piccolo asteroide percorrerà in cielo un diametro lunare in poco più di 3 minuti!
Nel momento di massima vicinanza alla Terra, prevista per le 23:28 locali dell'8 Novembre, l'asteroide dovrebbe raggiungere magnitudine 11.5, diventando quindi visibile ad ogni telescopio di almeno 90 mm di diametro, osservando da un cielo naturalmente scuro.
Per trovare le effemeridi vi serve un programma di simulazione del cielo, come Cartes Du Ciel, con un database aggiormato, oppure potete provare Calsky, selezionando accuratamente la vostra posizione geografica e scegliendo, nel menu asteroidi, i passaggi ravvicinati tra l'8 e il 9 Novembre.

    domenica 6 novembre 2011

    In avvicinamento a Giove, grazie sonda Voyager!

    Proprio nei giorni in cui Giove si trova in opposizione, voglio regalarvi alcune visioni davvero emozionanti di questo mondo così diverso dal nostro piccolo pianeta.
    Le immagini e le animazioni che vedrete di seguito sono state effettuate dalla gloriosa Voyager 2, a mio parere la più importante mai progettata fino a questo momento dal genio della mente umana.

    La sonda Voyager 2
    Lanciata il 30 agosto 1977, la sonda in 12 anni ha visitato i 4 pianeti giganti per la prima volta nella storia degli esseri umani: Giove, Saturno Urano e Nettuno rivelarono centinaia di segreti e caratteristiche che nessun telescopio dell'epoca era in grado di offrirci.

    Benché il grande tour dei pianeti si concluse nel 1989, la sonda da ancora segnali di vita e si trova ormai ai confini esterni del sistema solare, a circa 14,5 miliardi di km dalla Terra, allontanandosene a poco più di 15 km/s. Il fioco "bip", che impiega quasi 13 ore e mezzo a raggiungerci alla velocità della luce, ci fornisce preziosissime informazioni su quelle remote regioni del sistema solare, laddove il vento solare dovrebbe lasciare il posto allo spazio interstellare.
    L'alimentazione a radio-isotopi garantirà vità almeno per altri 12 anni, anche se è probabile che le comunicazioni si interromperanno nei prossimi 3-4 anni.

    In onore a questo manufatto destinato a vagare per sempre nello spazio e probabilmente a visitare, tra milioni di anni, altre stelle, godetevi una piccolissima parte dei sogni che ci ha regalato.
    Per conoscere la missione originaria delle sonde Voyager, guardate qui
    Per conoscere la nuova missione (Voyager Interstellar Mission), date un'occhiata qui

    Europa in transito di fronte all'atmosfera di Giove
    Evoluzione atmosferica di Giove ripresa da Voyager 2

    sabato 5 novembre 2011

    Magnifica rotazione di Giove di Damian Peach

    Giove si è trovato in opposizione lo scorso 29 Ottobre, momento migliore per la sua osservazione.
    Un astrofilo inglese, Damian Peach, ben conosciuto al pubblico degli appassionati di riprese in alta risoluzione, ha fatto molto di più che ottenere bellissime e dettagliatissime immagini.
    Grazie alla sua costanza nel riprendere il gigante gassoso, ha raccolto abbastanza scatti da poter comporre un'animazione che mostra l'intera rotazione della sua atmosfera in poco meno di 10 ore.
    Per questa impresa ha utilizzato un telescopio Schmidt-Cassegrain da 35 centimetri ed una moderna camera planetaria (nient'altro che una videocamera da sorveglianza con elevato numero di immagini al secondo).

    video

     In termini squisitamente tecnici, quello che colpisce e che rende questo video assolutamente unico, non solo nel panorama amatoriale, è la risoluzione raggiunta, che rivaleggia con le immagini professionali, ma anche con alcuni scatti ottenuti dalle sonde che hanno visitato il pianeta.

    Non solo pura estasi nell'osservare le centinaia di perturbazioni e tempeste susseguirsi e rincorrersi nella gigantesca atmosfera gioviana, ma anche e soprattutto una miriade di ottimi dati scientifici, necessari per studiare la complessa dinamica planetaria con un dettaglio probabilmente mai avuto prima.
    Benché la risoluzione raggiungibile dalle sonde o dai migliori telescopi professionali sia migliore, nessuno di questi manufatti ha tempo e risorse per monitorare l'atmosfera a livelo globale su una scala temporale lunga.
    Proprio i dati di lungo periodo sono quelli richiesti dagli astronomi per comprendere la complicata meteorologia gioviana, un grattacapo decisamente più complesso della già intricata meteorologia terrestre.

    Qui trovate il link al video originale di Damian Peach. Vi consiglio di dare un'occhiata anche al suo fantastico sito internet.

    venerdì 4 novembre 2011

    Cosa sono le aurore polari

    Visto che ne ho parlato nel precedente post, approfondiamo in questo piccolo spazio il discorso sulle aurore polari.
    Aurora polare nei cieli dell'Alaska
    Le aurore polari (boreali se si verificano nell’emisfero nord, australi per quello sud), sono dei magnifici giochi di luce, riservati purtroppo solamente agli osservatori situati oltre i 50° di latitudine (nord o sud), alla cui base c’è una stretta “collaborazione” tra il Sole, il campo magnetico terrestre e le molecole di ossigeno degli strati più alti dell’atmosfera.

    Il Sole, soprattutto nel massimo della sua attività (che raggiunge ogni 11 anni) emette in modo continuo quello che è definito vento solare: un flusso di particelle cariche (protoni, nuclei di elio) che si perde nello spazio.
    Quando le particelle giungono in prossimità del nostro pianeta, il campo magnetico le devia ed impedisce loro di raggiungere la superficie, salvaguardando tutte le specie viventi che altrimenti risulterebbero seriamente danneggiate. Una piccola quantità, a causa della particolare forma del campo magnetico terrestre, viene catturata e deviata verso le regioni polari, penetrando nell’atmosfera terrestre.
    Quando queste particelle incontrano gli atomi di ossigeno presenti negli strati più alti (circa 600-1000 km), collidono e privano gli atomi di un elettrone. Dopo pochissimo tempo l’elettrone viene di nuovo catturato dall’atomo e viene emessa una debole luce di colore principalmente verde.

    Quando l’attività solare è sostenuta ed il numero di particelle catturate dal campo magnetico elevato, i numerosi impatti con gli atomi di ossigeno rendono visibili le aurore polari, degli spettacolari fiumi di colore verde che solcano il cielo muovendosi e modificandosi in pochi secondi.

    Nei rarissimi casi in cui l’attività solare sia estremamente elevata (ad esempio a seguito di una tempesta solare violenta), è possibile assistere ad aurore polari anche alle nostre latitudini.
    Questo purtroppo si verifica al massimo una volta ogni 11 anni per le regioni settentrionali del nostro paese (l’ultima risale al 20 Novembre 2003), e molto più raramente (1 volta ogni 100 anni circa) per le regioni centrali e meridionali.

    Le aurore polari che si spingono fino alle medie latitudini sono generalmente diverse da quelle classiche, sia per la colorazione, in questi casi tipicamente rossastra, che per le caratteristiche (non si notano giochi di luce evidenti, piuttosto una tenue luminosità del cielo in direzione nord).
    In ogni caso, le aurore polari, anche queste eccezionali, si possono prevedere. Un ottimo punto di partenza è il sito www.spaceweather.com . Nella homepage, a sinistra, potete vedere in diretta l'intensità e l'estensione dell'ovale aurorale e se la parte di solito gialla diventa arancione e arriva a lambire le regioni settentrionali, allora avrete ottime probabilità di osservare un'aurora.

    Non ho mai avuto la possibilità di assistere ad un fenomeno del genere; spero che voi sarete più fortunati di me!

    giovedì 3 novembre 2011

    Un grande gruppo di macchie appena comparso sul Sole

    Dopo una pausa durata per buona parte del mese di Ottobre, il ciclo solare sembra essere tornato nei giusti binari e volerci ripagare dell'attesa.
    Proprio in queste ore è infatti apparsa sul lembo est una grande regione attiva, che come sempre è identificata da un gruppo di macchie solari strettamente avvolte ed in rapida evoluzione.
    La regione attiva 1339 è la più grande degli ultimi anni
    Le attuali dimensioni del gruppo sono impressionanti: circa 40.000x80.000 km, vale a dire 3,5x7 volte il diametro terrestre, fino a questo momento il più grande di questo ciclo solare un po' sottotono. Per trovare un altro gruppo di queste dimensioni dobbiamo tornare indietro di almeno 7 anni, attorno al precedente ed importante massimo solare.

    Le grandi dimensioni del gruppo di macchie, che nei prossimi giorni attraverserà lentamente il disco solare, dovrebbero essere sufficienti per permetterne l'osservazione anche ad occhio nudo, sempre utilizzando un apposito filtro solare!
    Le riprese e le osservazioni attraverso ogni telescopio, sempre munito di apposito filtro solare (mai utilizzare rimedi fatti in casa!) dovrebbero risultare spettacolari; l'evoluzione della regione attiva sarà bellissima da osservare in luce bianca (normali filtri solari).
    Chi possiede un telescopio solare in H-alpha avrà invece maggiori possibilità di osservare uno o più brillamenti: esplosioni all'origine delle tempeste solari e delle conseguenti aurore polari (quando i brillamenti sono diretti verso la Terra).

    Gli astronomi hanno stimato al 60% la probabilità di un'esplosione in questa regione nelle prossime 24 ore e sono propensi a credere che potrebbe generarne altre nei prossimi giorni, le cui particelle potrebbero interessare anche la Terra.
    In questo caso si potrebbero osservare bellissime aurore polari simili a fiumi di color verde e rosso in rapido spostamento tingere il cielo notturno.
    Purtroppo anche nell'eventualità di un flare (in italiano brillamento) molto intenso e nella giusta direzione, le probabilità di osservare un'aurora polare dal suolo italiano sono estremamente ridotte a causa della bassa latitudine del nostro paese.
    Godiamoci comunque lo spettacolo della nostra stella, pensando che alla sua luce e potenza dobbiamo tutta la vita su questo meraviglioso pianeta.

    Per approfondimenti: www.spaceweather.com

    mercoledì 2 novembre 2011

    Occhi all'insù per osservare la stazione spaziale internazionale

    La stazione spaziale internazionale (ISS) è il manufatto umano più grande mai collocato nello spazio, situata su un'orbita con un'altezza media di circa 370 km dalla superficie terrestre.

    Visibilità della ISS nei prossimi giorni
    Non tutti forse sanno che la stazione spaziale è facilissima da osservare nel cielo, grazie alle sue cospicue dimensioni (maggiori di un campo da calcio).
    Nella particolare configurazione geometrica in cui sulla superficie terrestre è notte, mentre alla quota della ISS è giorno, la luce solare riflessa dalla stazione è sufficiente per farla brillare più del pianeta Giove.
    Riconoscere la stazione spaziale nel cielo è semplicissimo: quando vedete un punto molto luminoso muoversi ad una velocità paragonabile a quella di un aereo di linea, ma con una luce giallo/bianca fissa, allora non potete sbagliarvi: state osservando la ISS.

    A causa della particolare situazione geometrica richiesta, la stazione spaziale si osserva periodicamente per circa una settimana poco dopo il tramonto del Sole o poco prima dell'alba.
    In questi e nei prossimi giorni avremo forse le migliori occasioni per osservarla, già nel tardo pomeriggio.
    Il 2 e 3 Novembre potremo assistere a doppi passaggi: il periodo orbitale di soli 90 minuti è sufficiente per farcela vedere due volte nello stesso giorno.
    La finestra di visibilità per le nostre latitudini si estende almeno fino al 9 Novembre, poi forse dovremo aspettare un mese per poterla ammirare la mattina prima del sorgere del Sole.
    Per prevedere i passaggi per le vostre latitudini e le loro proprietà (altezza, magnitudine, orario preciso al secondo), potete consultare i soliti siti web: www.calsky.org e www.heavens-above.com .
    Se siete troppo pigri e non vivete lontano dal centro Italia, queste sono le previsioni per Perugia. Con uno scarto di qualche decina di secondi, sono valide per tutto il territorio italiano.


    Se riuscissimo ad osservarla con un binocolo o al telescopio, cosa affatto banale visto il grande moto proprio, la ISS ci rivelerebbe addirittura la sua forma, viste le dimensioni apparenti simili al pianeta Giove.
    Bastano 15 ingrandimenti per cominciare ad identificare i grandi pannelli solari.
    A 50 ingrandimenti è possibile avere una bellissima visione d'insieme.

    La ripresa fotografica è in un certo senso più semplice e sicuramente più dettagliata dell'osservazione.
    Con la tecnica di ripresa dei pianeti, è possibile immortalare la sua forma inconfondibile. Anche qui il problema è inseguirla nel suo velocissimo moto apparente (circa mezzo grado al secondo), ma con un po' di esercizio l'impresa non è impossibile, come testimoniano le immagini di questo astrofilo olandese.


    Qualsiasi sia il vostro obiettivo, fermatevi un attimo ad osservare quel puntino che sfreccia sopra le vostre teste a decine di migliaia di chilometri all'ora.
    Quel piccolo punto è il modo più emozionante per capire che l'uomo è riuscito a costruire astronavi in grado di portarlo nello spazio, di vincere innumerevoli sfide tecnologiche, di raggiungere obiettivi impensabili. E magari agitate una mano in segno di saluto: forse uno degli astronauti a bordo sta guardando dall'oblò la superficie terrestre felice ed ancora un po' incredulo di vivere il suo sogno.

    martedì 1 novembre 2011

    La Luna ed il Sole presso l'orizzonte sono più grandi: davvero?

    Avete mai notato che gli oggetti astronomici vicini all'orizzonte appaiono molto più grandi rispetto a quando sono visti alti nel cielo?
    L'esempio per eccellenza è costituito dalla Luna, soprattutto nei pressi del plenilunio.
    Osservate il nostro satellite quando si trova vicino all'orizzonte e quando invece è alto nel cielo, la stessa notte. Noterete una grande differenza nelle dimensioni apparenti. 
    La Luna all'orizzonte è più grande. Realtà o illusione?

    La Luna, quindi, cambia dimensioni quando si sposta nel cielo?
    Non voglio darvi la risposta, voglio portarvici con un po’ di ragionamento.
    Cominciamo con il dire che il moto che vediamo, che coinvolge tutti gli oggetti della sfera celeste, è apparente, dovuto alla rotazione della Terra.
    La Luna ruota anche intorno al nostro pianeta, ma in poche ore compie un tragitto veramente minimo, che non giustifica la differenza di diametro che osseviamo, effetto peraltro subito anche dal Sole, ben più distante.

    Possiamo a questo punto cercare le cause di quello che osserviamo qui sulla Terra e alle condizioni di osservazione.
    L'unica ipotesi plausibile è che questi oggetti vicino all'orizzonte siano più vicini al nostro pianeta, tanto da apparire più grandi. Se essi non si muovono in modo apprezzabile, allora dobbiamo capire se è la Terra che varia la distanza da essi quando si trovano vicini all'orizzonte.
    La distanza in effetti varia, tra il momento in cui la Luna è vicina all'orizzonte e quando è alta, ma in modo contrario a quello che suggeriscono le nostre osservazioni.
    Il Sole e soprattutto la Luna si trovano leggermente più lontani dall'osservatore quando sono prossimi all'orizzonte rispetto a quando sono alla loro massima altezza. 

    C'è qualcosa che non torna: secondo questo ragionamento la situazione dovrebbe presentarsi addirittura al contrario di quello che i nostri occhi osservano.
    Possiamo quindi escludere qualsiasi fenomeno fisico alla base di queste osservazioni. 

    Visto che siamo un po' pazzi, a questo punto non ci resta che mettere in discussione l'osservazione. Supponiamo allora che l'occhio umano, indistintamente, subisca un fenomeno di illusione ottica: l’osservazione che facciamo è solamente il frutto della nostra mente. 
    Ce ne vuole di coraggio per fare un'ipotesi del genere, per mettere in discussione i principi stessi del nostro ragionamento, ma questo è quello che dovrebbe fare la scienza: mettersi in gioco, non ancorarsi mai sulle proprie posizioni.

    Non ci costa niente mettere alla prova questa nostra bizzarra tesi; basta fare delle misurazioni oggettive con strumenti diversi dai nostri occhi.
    Scattiamo due fotografie con un piccolo teleobiettivo alla Luna, quando si trova nei pressi dell'orizzonte e quando invece è bella alta nel cielo. Teniamo lo zoom fisso in modo da poter confrontare direttamente le due immagini.

    Con nostra grande sorpresa scopriamo che i due dischi lunari hanno esattamente le stesse dimensioni
    In effetti la Luna e il Sole non sono più grandi quando sono vicini all'orizzonte, ma appaiono più grandi solamente al nostro occhio.
    L'illusione degli oggetti all'orizzonte è un inganno che coinvolge la totalità degli esseri umani.

    Quello che succede a livello fisiologico è che il nostro cervello, quando osserva la Luna vicina all'orizzonte, quindi con dei riferimenti, la colloca in una posizione più vicina di quanto non sia in realtà. 
    Viceversa, quando i riferimenti non ci sono più, in alto nella sfera celeste, il cervello la posiziona alla giusta distanza e la percepisce più piccola rispetto alla situazione precedente.

    Abbiamo avuto una bella prova di come si dovrebbero cercare delle risposte oggettive a fenomeni osservabili e di come, spesso, ciò che molti occhi vedono non sempre rispecchia necessariamente la realtà.

    Quanti di voi non conoscendo il problema a priori avrebbero messo in dubbio il dato fondamentale, che sei miliardi di occhi in ogni parte del mondo percepiscono la stessa identica distorsione della realtà e che quindi il problema semplicemente non esiste?
    John Travolta, nel film codice Swordfish affermava: “ciò che l'occhio vede e l'orecchio sente, la mente crede”.
    Ma tra vedere e credere c'è di mezzo il ragionamento. 
    Potenza della mente.